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L’amore bugiardo: Disturbante Fincher

L’amore bugiardo: Disturbante Fincher

Il regista di Fight Club dirige Ben Affleck e Rosamund Pike in un thriller tratto dal romanzo di Gillian Flynn. Presentato in anteprima alla nona edizione del Festival di Roma, arriverà in sala dal 18 dicembre.

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Geniale, sovversivo, disturbante. Un vertiginoso, hitchcockiano viaggio verso gli inferi. L’amore bugiardo di David Fincher (che la 20th Century Fox distribuirà nelle sale italiane dal 18 dicembre) tesse un ordito che rispetta i canoni del thriller, ma soltanto per disfarlo e rivelarsi l’esatto opposto di quello che si era immaginato per tutta la prima parte del film.
Belli, ricchi e innamorati, Nick (Ben Affleck) e sua moglie Amy (Rosamund Pike) sono la coppia perfetta, vivono a New York, si desiderano e flirtano come il primo giorno in cui si sono conosciuti. Almeno fino a quando la crisi economica non li costringe a lasciare l’agiata vita newyorchese: la perdita dei rispettivi posti di lavoro li porta a trasferirsi in Missouri, nel paese natale di lui. Qui Nick tenta di ripartire da zero aprendo un locale insieme alla sorella Margo (Carrie Coon); Amy invece deve accontentarsi delle lunghe patinate giornate da casalinga disperata in un’immensa solitaria villetta di provincia. Le incomprensioni crescono e il giorno del loro quinto anniversario Amy scompare: al suo rientro a casa Nick si ritrova davanti una scena del crimine che lo vorrebbe come principale indiziato. Il volto di Amy invece diventa oggetto conteso dai principali show televisivi di un paese assettato di verità a tutti i costi.
Il regista visionario di Fight Club dirige un agghiacciante ritratto della vita coniugale e della filosofia dell’apparire, e fa del ribaltamento la sua principale chiave di lettura; ruoli, prototipi e regole del genere diventano il bersaglio di un arguto, ironico e personalissimo gioco di specchi e capovolgimenti. Tutto diventa il contrario di tutto, nessuna verità assoluta se non quella che ad uno spettatore in balia delle manipolazioni fincheriane viene restituita dalle pagine del diario di Amy prima e dalle immagini dello show mediatico che la vicenda scatena, poi.
Fincher spiazza, disattende, schiaffeggia letteralmente lo spettatore con una storia basata sull’omonimo romanzo di Gillian Flynn, che cura anche la sceneggiatura e che oltreoceano si è già guadagnata alcune accuse di misoginia.
Tutta la seconda parte de L’amore bugiardo demolisce pezzo dopo pezzo le convinzioni costruite durante il primo tempo, che invece sembra procedere nella direzione di un classico thriller e i ruoli si caricano di sfumature: la biondissima e gelida Rosamund Pike sovverte il concetto tradizionale di ‘femme fatale’, così come un sornione Ben Affleck è l’occasione per riproporre un un continuo spostamento di prospettiva da carnefice a vittima e viceversa.
Nel mirino ci finisce anche una lunga, ironica e sfacciata disamina sulla spettacolarizzazione di fatti e persone, dalla quale nessuno si salva: l’immagine che ognuno di noi ha dell’altro è precaria, labile, e non solo nell’immenso ridicolo baraccone con cui i media manipolano, orientano e determinano il pensiero comune, ma anche nell’intimo spazio del proprio focolare domestico. Forse più conturbante e pericoloso di qualsiasi altro circo mediatico…

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Elisabetta Bartucca

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