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Park Chan-wook: “Niente vendette, stavolta racconto il bello”

Park Chan-wook: “Niente vendette, stavolta racconto il bello”

Il regista di Oldboy incontra il pubblico del Festival Internazionale del Film di Roma per raccontare il suo cortometraggio realizzato in collaborazione col brand Ermenegildo Zegna.

Un viaggio in quattro tappe: Londra, il Wyoming, Shanghai, Milano. Un omaggio al concetto stesso di “bello” rappresentato dalle forme circolari, come quella di questo giro intorno al mondo che è anche esperienza cognitiva e, a suo modo, l’inizio di una rivoluzione. È questo in sintesi A rose reborn, il cortometraggio concettuale realizzato dal regista coreano della trilogia della vendetta, Park Chan-wook, per uno dei marchi più riconoscibili della moda italiana, Ermenegildo Zegna.

“Avevo pensato subito a fare un film su un rapimento, poi dallo staff mi hanno detto che non era possibile e allora ho cambiato idea”. Comincia con una battuta il regista che, ospite del Festival del Film di Roma, ha presentato al pubblico questo progetto piuttosto particolare. “Come potrete intuire per me il mondo dell’alta moda era assolutamente sconosciuto ma dopo una lunga conversazione telefonica con il produttore, Stefano Pilati, ho cominciato a sentire mio anche questo mondo”.

L’idea di partenza, la traccia di un tema quasi, era molto libera. “Mi hanno detto solo – spiega – di raccontare il bello, per il resto potevo fare come mi pareva. Ovviamente il film è legato a una fashion house, quindi al concetto di estetica. E ho fatto un film che fosse legato al mio concetto di estetica, come ad esempio le forme circolari che ricorrono in tutto il film e volevo sottolineare la bellezza di questa circolarità”. Il bello poi non sta solo nelle forme ma anche nei contenuti che si distanziano molto dalle emozioni oscure di Oldboy, Mr. Vendetta e Lady Vendetta. “I due protagonisti si conoscono e collaborano alla creazione di un mondo migliore: questo è sicuramente un film molto positivo, che rivela la bontà che è in ognuno di noi”.

Non è mancata in conclusione una riflessione su due modelli di fare cinema, quello coreano e quello di Hollywood, dove Chan-wook ha realizzato Stoker. “È un processo creativo che mi ha insegnato molto, anche se resto dell’opinione che il sistema coreano per certi versi sia migliore. In particolare penso che in Corea si perda troppo tempo nel planning e nella pre produzione mentre in America, al contrario, lo si perda nella post produzione. In ogni caso la via della collaborazione è il futuro”.

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Marcello Lembo

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