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Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet: Sogno franco-americano

Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet: Sogno franco-americano

Presentato in anteprima italiana al Festival Internazionale del Film di Roma il nuovo lungometraggio di Jean-Pierre Jeunet, regista de Il favoloso mondo di Amélie, approderà in sala nel 2015.

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Un ragazzino di nove anni, un carrello, una valigia piuttosto pesante. È l’inizio di un lungo viaggio, è l’occasione di un gradito ritorno. Quello di Jean-Pierre Jeunet, il regista culto di Delicatessen e La città perduta (allora in coppia col collega Marc Caro), che nel 2001 si fece conoscere in tutto il globo con Il favoloso mondo di Amélie e che torna alla regia a cinque anni dall’ultima prova con Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet, presentato in anteprima al Festival Internazionale del film di Roma.

Tratto dal romanzo “Le mappe dei miei sogni” di Reif Larsen il film ci racconta di T.S., giovanissimo genio della provincia americana, con alle spalle una famiglia peculiare e un episodio tragico, che si incammina verso l’altra parte dell’America per andare a ritirare un premio per una sua invenzione. Ma il viaggio per cui Jeunet ci conduce, prendedoci per mano con il suo narrare favolistico e delicato, non è solo un percorso verso il riconoscimento dei propri meriti, non è la fuga da una gabbia familiare, né tantomeno uno scontato romanzo di formazione. L’avventura del piccolo Spivet (interpretato da un intenso e a tratti disarmante Kyle Catlett, visto nella serie tv The Following) è anche e soprattutto una riflessione sulla natura umana, su quella vita che le mappe e gli studi scientifici non riescono mai a spiegare e a contenere del tutto. Una vita dove scienziati e cowboy si amano di un amore improbabile se non impossibile, dove c’è sempre una mano pronta ad aiutarti che sia tra i vagoni abbandonati di una stazione o posata sul volante di un tir, dove a volte a finire sotto l’occhio dei media non è un’aspirante miss ma un scienziato in erba.

Tutto questo ci è narrato con uno stile a volte brioso, a volte malinconico ma sempre pieno di trovate come se il David Lynch di Una storia vera incontrasse a metà strada il Wes Anderson di Moonrise Kingdom (anche se va ricordato che Jeunet in termini di storie visionarie e stralunate non ha niente da invidiare ai due colleghi). Tra una chiacchierata con un cane depresso, un paio di selfie, un intermezzo scientifico e qualche personaggio volutamente grottesco la fiaba firmata Jeunet attraversa le grandi pianure americane e arriva direttamente nei nostri cuori grazie anche agli sforzi di un cast delizioso, guidato da Catlett e impreziosito dalle performance di Helena Bonham-Carter e di Callum Keith Rennie nella parte dei genitori e quella dell’altro attore-bambino Jakob Davies nella parte del fratello.

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Marcello Lembo

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