LOGO
,,

We are young. We are strong: L’origine dei mostri

We are young. We are strong: L’origine dei mostri

Il vuoto che si riempie di violenza, nichilismo, apatia, di un odio fatto di parole tanto cariche di formule ideologiche quanto svuotate di contenuti. Il primo film in concorso del Festival di Roma affronta un tema spinoso e attuale, pur rifacendosi a fatti di 22 anni fa, l’ascesa del sentimento xenofobo e dei movimenti neonazisti nella Germania dell’ Est e nell’Europa orientale.

We are young. We are strong è l’opera seconda del 34enne cineasta tedesco d’origine afghana Buhran Qurbani, figlio di rifugiati politici che racconta qui della Sunflower House, un condominio di Rostock, ex Germania dell’Est, che ospitava rifugiati politici vietnamiti e che, nei primi mesi della riunificazione, venne assaltato e incendiato da gruppi xenofobi.

La storia, narrata attraverso gli occhi di tre personaggi, il giovane Stefan (Jonas Nay), sconvolto dalla morte di un amico e da una neo acquisita libertà che non sa come usare e come riempire, Martin (Devid Striesow), padre di Stefan, politico in ascesa che, vuoi per disillusione, vuoi per ambizione, non sembra capace di reagire al crescere della violenza, e Lien (Trang Le Hong), rifugiata vietnamita che si troverà di fronte un’altra faccia, molto più oscura, di quel paese che ormai identifica come la sua nuova casa.

Il film, ambientato in meno di 24 ore, nella sua fase preparatoria è fotografato in bianco e nero e con un approccio molto studiato nelle inquadrature, in quella che racconta la manifestazione violenta invece fanno la loro comparsa il colore e un approccio documentaristico fatto di videocamere a mano e ritmo serrato che sembra richiamare proprio i video che all’epoca raccontarono i fatti e che sono facilmente reperibili in rete. “Con il bianco e nero volevo in un certo modo rifarmi al passato – racconta Qurbani – mentre nella seconda parte volevo raccontare un fenomeno attuale, anche se la storia è ambientata nel 1992”.

Un evento impresso nelle coscienze anche se forse lontano dalla memoria dei giovani attori tranne per Trang Le Hong che in quanto rifugiata vietnamita ha assistito ad eventi simili seppure trasfigurati dalla sua giovane età. “Avevo quattro anni e mi ricordo che ogni tanto ci furono problemi. Vedevo gente piangere e mettere i letti davanti alla porta ma io non capivo. Vedevo le scie luminose fuori, il fuoco e mi sembrava che fosse capodanno, mi sembrava una festa”.

Ma nel racconto emerge il desiderio di spiegare un fenomeno che è molto più complesso di quel che sembra e che il regista sintetizza usando una frase di Antonio Gramsci. “Il vecchio ordine sta morendo, ma un nuovo ordine non è ancora nato. Questo è il momento in cui possono apparire dei mostri”. “È una frase che mi ha riferito un giornalista con cui ho collaborato e che spiega perfettamente la questione – conclude il regista – Con la caduta del regime della Germania Est ci siamo trovati di fronte a un crollo degli ideali e di un sistema di vita, come successe nell’Europa nel primo dopoguerra, ma in attesa che se ne crei uno nuovo io ho voluto raccontare la nascita dei mostri perché quando nasce il mostro forse allora bisogna guardarlo in faccia”.

About the author
Marcello Lembo

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top