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Una ‘Soap opera’ per inaugurare il Festival di Roma

Una ‘Soap opera’ per inaugurare il Festival di Roma

Abatantuono, De Luigi e Capotondi, capitanati dal regista Alessandro Genovesi, ci raccontano ‘Soap Opera’ il film che apre il Festival del Film di Roma.

Alessandro come nasce il progetto articolato di questo tuo nuovo film?
Soap opera l’ho scritto 8 anni fa come mini serie per il teatro, immaginavo una tornitura di un mese e quattro puntate, dunque il pubblico avrebbe avuto la possibilità di vedere una puntata a settimana. Era un progetto troppo articolato per il teatro e dunque ho dovuto accantonarlo. Poi c’è stato il mio coinvolgimento in Colorado con Happy Family diretto da Salvatores e il patto con la produzione fu che dopo i ‘Peggiori natali…’ avremmo fatto ‘Soap opera’ ed eccoci qui.

In questi otto anni il film e’ cambiato? Se si quanto?
Certamente. E’ stato riscritto sugli attori che avrebbero dovuto metterlo in scena, soprattutto e’ stato pensate e realizzato a Cinecittà, un lavoro duro, di grandissime professionalità del nostro cinema che mi sento di dover ringraziare una ad una ora che il nostro film e’ pronto e affronta la sala. E io sono felice, me lo lasci aggiungere.

Diego, questa volta sei un maresciallo surreale e divertentissimo, ci racconti il tuo personaggio?
Beh hai detto tutto tu nella domanda, il Maresciallo Cavallo, da me interpretato e’ proprio così, surreale e divertentissimo… No, scherzi a parte, sono contento che si noti il fatto che sia totalmente stralunato, sopra le righe, così come lo aveva pensato Alessandro e io ho voluto realizzarlo.

A proposito, con Genovesi un sodalizio solidissimo…
Beh abbiamo già lavorato tanto insieme, nei Natali, con Gabriele in Happy family, ora qui, insomma, sapevo a cosa andavo incontro, c’è affetto, affinità e stima reciproca.

Cinecittà si sente tanto in questo film, quanti ricordi hai tu di quel luogo sacro per il grande Cinema italiano e non solo?
Beh in quella ‘via’ dove abbiamo girato Soap opera io ho girato con Pupi Avati due volte, con Depardieu, con Scola, insomma ne abbiamo viste delle belle. Cambia, si trasforma, ma rimane affascinante. Poi lavorare in un teatro di posa per un film così e’ essenziale, non puoi certo provare a segare a metà la facciata di un palazzo per far vedere al pubblico cosa succede ‘dentro’…

Cristiana, tu sei in una strana coppia scoppiata con Fabio de Luigi, anche per voi corsi e ricorsi filmici…
Beh direi di si, dopo il successo dei ‘Natali…’ Siamo una coppia apparentemente in crisi, con la novità che Fabio, non uccide cani, non attenta alla vita di nonne o altri parenti, insomma più normale, ma molto molto divertente, con una punta di romanticismo che non guasta. Il pubblico si muoverà emotivamente assecondando quello che sono i nostri personaggi, un’esperienza immagino molto divertente.

Fabio ti ai affascina la dimensione fantastica di questo film?
Assolutamente si, prima di tutto perché ben si adatta al titolo, poi perché è tutto dichiaratamente finto in questo condominio strano, abitato da questi inquilini surreali, che paradossalmente rende la storia universale, si tratta di un non luogo bellissimo, che potrebbe essere a Roma, New York o chissà dove…
Siamo una specie di compagnia teatrale nel film, nella realtà, insomma ormai me lo porto direttamente a casa questo ruolo.

di Rocco Giurato

 

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La redazione

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