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Guardiani della Galassia: Guerre Stellari sulle note del pop

Guardiani della Galassia: Guerre Stellari sulle note del pop

Anteprima al Festival di Roma e dal 22 ottobre arrivo in sala per il nuovo film tratto dai fumetti Marvel che per una volta lasciano nell’armadio i supereroi e si concedeno un piccolo divertissement fantascientifico.

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Mantelli e maschere se ne restano nell’armadio. In casa Marvel è tempo di tirare fuori dal baule astronavi, alieni e armi laser mentre l’azione e il tono leggero, quasi un marchio di fabbrica da quando c’è di mezzo la Disney, sono largamente confermati. Guardiani della Galassia, l’ultimo cinecomic a fare faville al botteghino, arriva anche in Italia con un’anteprima al Festival del Film di Roma, sezione Alice nelle città. Alla regia c’è l’eclettico James Gunn, capace nel suo passato di alternare le atmosfere comico-demenziali di Scooby Doo (di cui fu sceneggiatore) con quelle horror e gore di Slither e dell’Alba dei morti viventi.

Prendendo le mosse dall’omonimo fumetto della scuderia di Stan Lee (nella versione 2008 firmata da Dan Abnett e Andy Lanning) Gunn, anche autore dello script insieme a Nicole Pearlman, ci racconta le avventure del terrestre Peter “Star Lord” Quill (Chris Pratt), un passato tragico alle spalle, un presente vissuto in uno spazio brulicante di alieni e situazioni paradossali. E queste avventure lo faranno incontrare con una combriccola di personaggi variegati e coloriti (in ogni senso), dalla verde assassina Gamora (Zoë Saldana) al grigio e rancoroso guerriero Drax (il wrestler Dave Bautista), fino ai due grandi mattatori del film, l’uomo albero Groot e l’adrenalinico procione parlante Rocket, criminali incalliti e irresistibili, doppiati nella versione originale da Vin Diesel e Bradley Cooper.

Tra evasioni, distruzioni e baraonde varie il film lascia da parte l’epica magniloquente tipica dei supereroi e disegna attorno ai suoi protagonisti un racconto picaresco e scanzonato che riesce sia a far dimenticare qualche buco nella sceneggiatura, che a inserire senza stonature l’umorismo imposto dalla produzione e che, così facendo, riporta al suo significato originale la parola “comics”, ormai sempre più accostata al suffisso “cine”. A creare gran parte del mood ci pensa poi la colonna sonora, un mix delizioso di classici del pop tra la fine dei 60 e i 70 (dai 10cc ai Jackson 5) che fa da contrappunto inedito e azzeccattissimo alle atmosfera alla Guerre Stellari.

Il cast si dimostra affiatato con Pratt (la serie Everwood e Lei) e la Saldana (Avatar e Star Trek) che mostrano buona sintonia anche se, come detto sopra, la scena la rubano i personaggi digitali Groot e Rocket, che a giudicare dalle reazioni americane rischiano di entrare a testa bassa nell’immaginario collettivo. Non manca anche qualche guest star di lusso, quella utile di Benicio Del Toro nel ruolo di un viscido e violento collezionista galattico, e quella forse un po’ superflua di una Glenn Close rispettabile leader planetaria.

Marcello Lembo

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La redazione

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