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Il regno d’inverno – Winter Sleep: 196 minuti di puro cinema firmato Nuri Bilge Ceylan

Il regno d’inverno – Winter Sleep: 196 minuti di puro cinema firmato Nuri Bilge Ceylan

Già vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes, l’ultima opera di Ceylan disorienta ed incatena lo spettatore grazie alla bravura dei suoi interpreti ed alla forza dei dialoghi.

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Dopo il successo di pubblico e critica di C’era una volta in Anatolia, Nuri Bilge Ceylan torna al cinema con una pellicola coraggiosa dal sapore shakespeariano. Come per le opere teatrali del drammaturgo inglese anche nel film di Ceylan, dietro una sceneggiatura apparentemente lineare, si nasconde un’opera sfaccettata e densa di significato che impegna lo spettatore in un processo di decifrazione del messaggio che dura, senza un attimo di noia per lo spettatore, per tutti i 196 minuti di proiezione.
Al centro della pellicola c’è Aydin, ex attore teatrale di una certa fama, che dopo essersi ritirato dalle scene si è trasferito in una landa desolata dell’Anatolia centrale dove gestisce, insieme alla giovane e bellissima moglie Nihal e alla sorella Necla, un albergo: l’ “Othello”. Questa piccola pensione scavata nella roccia e le lande selvagge dell’Anatolia centrale diventano nelle mani del regista Ceylan la scenografia perfetta nel quale incastonare le odissee alla scoperta dell’ Io dei vari protagonisti.
Avendo concepito questo suo settimo lungometraggio quasi più come un’opera teatrale che come un film per il grande schermo, il regista decide di focalizzare tutta l’attenzione sugli attori, tramite una sapiente alternanza del campo e del controcampo nelle scene centrali, e sui dialoghi in cui si alternano battute dallo humour tagliente a dialoghi dalla struggente malinconia da cui emergono le frustrazioni e le disillusioni di Aydin, Nihal e Necla, degni eredi degli eroi e delle eroine nate dalla penna di Anton Cechov. Dagli scontri verbali tra i tre protagonisti, proprio come nelle opere del grande autore russo, emerge infatti il ritratto di uomini e donne estraniati dal mondo reale, perciò incapaci di comunicare realmente tra loro e destinati a vivere in solitudine.
Il connubio tra le interpretazioni magnetiche di Haluk Bilginer, Melissa Sözen e di Demet Akbag (rispettivamente Aydin, Nihal e Necla); la sceneggiatura raffinata e carica di poesia firmata dal regista e dalla moglie Ebru Ceylan; le immagini delle steppe anatoliche rese luoghi irreali e carichi di magia dalla fotografia superba di Gokhan Tiryaki, fanno di “Il regno d’inverno – Winter’s Sleep” uno spettacolo per il cuore ma soprattutto per la mente.

Mirta Barisi

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La redazione

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