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Rok Bicek: “La mia scuola? Un ring”

Rok Bicek: “La mia scuola? Un ring”

Presentato alla Settimana Internazionale della Critica 2013 del Festival di Venezia, Miglior Film al Festival of Slovenian Film 2013, in competizione al Lux Prize 2014 (premio conferito dal Parlamento Europeo), “Class Enemy”, in uscita il 9 ottobre, è l’opera prima di un giovane regista sloveno, Rok Biček; l’ abbiamo incontrato e ci siamo fatti raccontare come è nato questo progetto e quali fossero i suoi obiettivi.

Questo film nasce da un’esperienza diretta? Si è ispirato al suo passato da studente liceale?
Rok Biček: Si. Il film trae spunto da un episodio vero e ho voluto riprendere le varie scene nei luoghi dove sono veramente accaduti i fatti raccontati. Nella realtà, però, gli studenti non si sono accaniti contro un solo professore, ma si erano rivoltati verso tutto il corpo docente. Il protagonista, il professor Zupan, si ispira al mio ex professore di matematica, che era molto severo con noi studenti. Ai tempi lo odiavo, ma ora gli sono molto grato: con i suoi modi bruschi, mi ha aiutato a crescere e oggi posso dire che è stato il miglior professore che ho avuto.

Le scene del film si svolgono tutte a scuola, solo nel finale c’è un’inquadratura del mare…
R.B.: Perchè ho voluto raccontare ciò che accadeva a scuola e non fuori. Anche quando si aprono le finestre, dall’esterno entra una luce abbagliante: non volevo che la realtà esterna fosse troppo presente. Mi sono concentrato solo sul conflitto generazionale tra studenti e professore, che aveva luogo solo su di un ring: la scuola. Non ho l’intenzione di raccontare storie dando a chi guarda tutte le informazioni: voglio, invece, che il pubblico sia attivo, che si ponga delle domande e che decida da che parte stare, senza influenze da parte mia.

Nel film viene citato molte volte Thomas Mann, soprattutto il racconto “Tonio Kröger”: come mai ha scelto questo autore e quest’opera in particolare?
R.B.: Tutto è partito dalla citazione di Mann che si trova ad un certo punto nel film; l’ho scoperta per caso, mentre giocavo ad un videogioco: mentre scrivevo il soggetto è riuscita fuori. Leggendo poi “Tonio Kröger” ho notato come il rapporto che si instaura tra i protagonisti del racconto fosse molto simile a quello che nasce tra Sabina e Mojca, due protagoniste del film. Chi conosce il racconto sa che molte scene sono citazioni di Kröger.

Come ha reagito il pubblico sloveno a questo film, soprattutto quello più giovane?
R.B.: I ragazzi si sono immedesimati nei protagonisti. In Slovenia abbiamo organizzato proiezioni per le scuole seguite da dibattiti che diventavano sempre più vivaci. E’ stato molto bello vedere che, durante il dibattito, si passava dal parlare di problemi generici al discutere di problemi specifici, quotidiani. E’ come se il film si fosse posto come una molla utile a sollevare i problemi e la questione della scuola, e non solo in Slovenia.

Come ha lavorato con il cast?
R.B.: Nel film ci sono solo cinque attori professionisti, gli insegnanti; i ragazzi, invece, sono studenti che non hanno nessuna esperienza di recitazione. Io ho personalmente fatto il casting in molte scuole superiori della Slovenia: per tre mesi ho cercato gli interpreti giusti, perchè volevo che somigliassero molto ai personaggi che ho scritto. Poi, una volta trovati, abbiamo lavorato per creare un gruppo coeso. Per quanto riguarda Igor Samobor, uno degli attori più affermati in Slovenia, sono stato orgoglioso di averlo nel mio film. Fuori dalle riprese non ha mai incontrato gli attori giovani, perchè non voleva creare problemi alla produzione: se avessi socializzato con i ragazzi, la realizzazione delle scene sarebbe stata più difficoltosa, visto che i ragazzi non erano attori professionisti.

Augusto D’Amante

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La redazione

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