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Guido Lombardi, cinque al prezzo di un solo

Guido Lombardi, cinque al prezzo di un solo

‘Take five’, opera seconda coraggiosa e ben confezionata in concorso al Festival di Roma 2013, ci regala una jam session convincente di Striano, Ruocco, Paternoster, Di Vaio e Lanzetta, quest’ultimo in stato di grazia. In sala dal 2 ottobre..

Un tempo in cinque quarti, un divertissement per virtuosi della musica jazz, questo e’ ‘take five’, almeno nell’eccezione classica del pezzo del Dave Brubeck Quartet, con il suo irregolare tempo quintuplo in cinque beat.
Ed il sound del secondo film di Guido Lombardi e’ la prima cosa che colpisce lo spettatore, avvolgendolo nelle spire di una storia che parte in sordina, per esplodere in un crescendo avvincente.
Cinque protagonisti, una rapina, sfondo mediterraneo e sotterraneo di una Napoli senza cartoline, che la prima volta che appare – nella sua magnificenza – in una foto, viene subito stigmatizzata da uno i protagonisti: “sta città e’ nu’ schif…”.
Amore e odio, genio e sregolatezza, gioie e dolori di un luogo meraviglioso, popolato da un’umanità talvolta dolente, talvolta esilarante, sempre magnificamente vera.
Questa la chiave interpretativa del cinema di Lombardi che cambia genere dopo il folgorante esordio ‘La bas’, mantenendo intatto il cordone ombelical-creativo con quel Gaetano di Vaio, produttore, attore, compagno, sodale, coscienza critica e cuore pulsante dei ‘Figli del Bronx’, vulcanica factory di nuovo cinema napoletano.
Insieme a Di Vaio, stavolta anche attore protagonista, troviamo Salvatore Striano, Salvatore Ruocco, Carmine Paternoster e uno straordinario Peppe Lanzetta, ritrovato.
Per chi lo avesse dimenticato infatti, Lanzetta e’ poeta, attore, maschera della napoletanita’ tragicomica che ha lavorato in teatro e poi con Martone, Sorrentino, solo per citarne alcuni, riuscendo sempre ad incidere, lasciare un segno con interpretazioni spesso di contorno.
Questa volta Peppe e’ ‘O’ Sciomen’, delinquente di lungo corso, con una sua etica ben precisa, fisicita’ possente ed una espressività meravigliosa.
Attorno a lui le Iene targate Vesuvio si muovono, a volte feline a volte goffe, a suon di jazz napoletano contaminato con la tradizione cinematografica de ‘I soliti ignoti’, di ‘Operazione San Gennaro‘ e dei ‘trielli’ di Leone, in un meltin pot che guarda all’Asia, all’etica dei killer yakuza di Jonny To o all’umorismo nero dei gangster di Kitano.
Ed e’ bellissimo che una storia dal sound partenopeo si sposi con dei classici ideati e confezionati in varie parti del globo, uniti da una sola passione, quella di raccontare storie che appassionino in sala. Non manca nulla alla seconda prova di Lombardi, il coraggio, le idee, la passione, l’umorismo, il team di amici, che per sua e nostra fortuna sono tutti grandi professionisti.

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La redazione

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