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Resta anche domani: poco teen molto drama

Resta anche domani: poco teen molto drama

Dal 18 settembre in sala il nuovo teen drama con protagonista Chloë Grace Moretz. Storia d’amore, perdita e di scelte filosofiche firmato dal documentarista R.J. Cutler nel suo esordio hollywoodiano.

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Meglio la vita o la morte? Meglio amare o perdere qualcuno? Domande all’apparenza retoriche per risposte all’apparenza banali. Resta anche domani, il nuovo film della stellina Chloë Grace Moretz, firmato dal regista specializzato in serie e documentari, R.J. Cutler, è tutto qui e non è poco.
La formula comunque è quella del teen drama che si modella attorno alla giovane violoncellista Mia, appena uscita da un amore da sogno e diretta, inconsapevolmente, verso la soglia di un incubo. Coinvolta in un incidente stradale insieme alla sua famiglia si trova sospesa tra la vita e la morte, e tra la vita e la morte è costretta a scegliere. La trama imbastita dalla sceneggiatrice Shauna Cross (Whip It), che ha adattato il romanzo per adolescenti “If I stay” di Gayle Forman, fa avanti e indietro nel tempo, raccontandoci della famiglia, disfunzionale e irresistibile, di Mia, della sua storia con l’aspirante rocker Adam (il Jamie Blackley di Biancaneve e il Cacciatore), di quella passione per la musica classica che la spinge verso una drastica scelta di vita.
Ma dietro l’ormone degli adolescenti, dietro i primi turbamenti, i sorrisi, le battute scherzose, i lascia e piglia, le amiche del cuore si nasconde un’anima che di teen ha davvero poco. Resta anche domani racconta infatti l’inizio prematuro di una vita adulta, racconta di un’anima che deve venire a patti con la perdita e con un destino che ci porta lontano dai nostri sogni. E così il calvario di Mia si trasfigura in un tribunale dove i ricordi e il presente salgono sul banco dei testimoni e portano una testimonianza a favore di una delle due tesi, vita o morte, perdere o amare. E, come dicevamo, da premesse banali si arriva a un finale meno scontato di quanto non sembri.
Questa sceneggiatura, che dovrebbe quantomeno far riflettere tutti quei nomi che, nel cinema di casa nostra, ogni tanto provano a parlare di adolescenti, non è comunque l’unico elemento riuscito di un film che cerca con insistenza di strappare lacrime e che alla fine ci riesce. Cutler trae il meglio dai suoi attori (specie i genitori di Mia, la Mireille Enos della serie The Killing e il Joshua Leonard di Blair Witch Project), la Moretz è perfetta per la parte anche se forse il ruolo dell’outsider comincia a ricorrere troppo spesso nel suo curriculum. Importante, fondamentale quasi, la colonna sonora che, più che affidarsi a uno score tradizionale, alterna Bach e Beethoven a una selezione rock che svaria dagli anni 90 (Beck, Smashing Pumpkins, Sonic Youth) ai giorni nostri in una sequenza di note quasi ininterrotta.

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Marcello Lembo

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