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Venezia 71, tre italiani per un Leone

Venezia 71, tre italiani per un Leone

Presentata la lista di film in concorso. Ci sono Mario Martone, Saverio Costanzo e Francesco Munzi. Apertura affidata a Birdman di Iñárritu. In lizza anche “Pasolini” di Abel Ferrara e i film con Al Pacino e Andrew Garfield.

Mario Martone, Saverio Costanzo, Francesco Munzi. Sono tre gli italiani che proveranno a conquistare il premio più ambito della 71esima Mostra del Cinema di Venezia e a regalare quindi un bis all’Italia dopo l’inaspettata affermazione, lo scorso anno, di Sacro Gra di Gianfranco Rosi. Nella lista dei film in concorso, presentata dal presidente Paolo Baratta, figurano infatti “Il giovane favoloso”, lungometraggio di Martone incentrato sulla figura di Giacomo Leopardi e interpretato da Elio Germano, il noir “Anime nere” di Munzi e “Hungry hearts” di Costanzo, interpretato da Alba Rohrwacher e dalla rising star americana Adam Driver.
Ma sotto gli occhi della giuria presieduta dal compositore Alexandre Desplat e di cui fanno parte tra gli altri Tim Roth, Carlo Verdone e la scrittrice Jhumpa Lahiri, passeranno molti progetti ambiziosi interessanti a cominciare dal biopic “Pasolini” diretto da Abel Ferrara, con Willem Dafoe e Riccardo Scamarcio, e dal ritorno dietro la macchina da presa di Alejandro González Iñárritu che con il suo Birdman aprirà la mostra il prossimo 27 agosto. Grande curiosità anche per “The postman’s white nights” del russo Andrej Konchalovsky e per gli americani “Manglehorn” di David Gordon Green che vede il ritorno in scena di Al Pacino, “99 homes” di Ramin Bahrani con Andrew “Spider-Man” Garfield, e “Good Kill” del regista sceneggiatore Andrew Niccol.
Tante le proposte di pregio anche nella categoria orizzonti, a cominciare dal film con cui si aprirà la selezione, “The President” dell’iraniano Mohsen Makhmalbaf. Nutrita anche qui la pattuglia italiana guidata da Franco Maresco con il suo “Belluscone, una storia siciliana” e Renato De Maria con “Una vita oscena”.
Fuori concorso invece assisteremo tra le altre alle nuove opere di Peter Bogdanovich (She’s funny that way), Joe Dante (Burying the ex), James Franco (The sound and the fury), Amos Gitai (Tsili), Manoel de Oliveira (Old man of Belem), Barry Levinson (The Humbling), Sabina Guzzanti (La trattativa), al progetto documentario di Gabriele Salvatores (Italy in a day), alla director’s cut di Nymphomaniac vol. 2 di Lars Von Trier e al cinese “The golden era” di Ann Hui a cui è stata affidata la serata di chiusura.
Scelte controcorrente per quel che riguarda i Leoni d’oro alla carriera che saranno consegnati nel corso della cerimonia di chiusura di cui Luisa Ranieri sarà la madrina. Per la prima volta infatti il cda della Biennale presiuduto da Paolo Baratta su proposta del direttore della Mostra Alberto Barbera ha deciso di assegnare il premio a un montatore e in particolare alla collaboratrice abituale di Martin Scorsese, la tre volte premio Oscar Thelma Schoonmaker. Il riconoscimento poi andrà anche al regista documentarista Frederick Wiseman.
“Spesso, non si pretende dai festival quello che essi dovrebbero necessariamente provvedere – ha commentato in conclusione il direttore Barbera – non solo una fotografia del presente, ma la capacità di vedere le cose in altro modo, di percepire ciò che talvolta risulta invisibile o poco chiaro, di venire a contatto con un altro cinema possibile, di intuire percorsi alternativi o semplicemente prossimi a venire. Se la 71esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia sarà capace anche solo di sfiorare per un istante uno o più di questi intendimenti, avrà almeno in parte assolto il suo compito”.

IL PROGRAMMA

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Marcello Lembo

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