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Jason Blum: “Star e super budget? Meglio le idee”

Jason Blum: “Star e super budget? Meglio le idee”

“Le vere star dei nostri film? Sono le idee”. Parola di Jason Blum, 45 anni, produttore di Hollywood, specializzato nel fare film a basso budget e nel farli bene. Questo almeno dicono i botteghini, a cominciare dal 2007 quando il successo di Paranormal Activity portò nelle casse quasi 200 milioni di dollari a fronte di una spesa che raggiungeva a stento le sei cifre. Per finire l’anno scorso con La notte del giudizio, che con 3 milioni di budget ne ha incassati quasi 90. E Blum è stato a Roma in questi giorni proprio per promuoverne il seguito, Anarchia, che si propone di fare altrettanto.

Ma qual è il segreto dei film di Jason Blum?
Difficile a dirsi. Per dirne una i registi. In genere si pensa che i film a basso budget siano adatti agli esordienti. Non è così. I meno esperti hanno una visione meno chiara, finiscono per girare molto di più e così i costi lievitano. Noi scegliamo registi già esperti, che sanno organizzare meglio il lavoro e poi gli diamo libertà totale. Gli diciamo: “Tu puoi fare il film che vuoi e come lo vuoi ma non puoi superare il budget di 5 milioni”. Qualcuno non accetta, ma molti sì.

E poi?
E poi anche le idee. Avere un basso budget ci permette di concentrarci di più sulla storia. Come nella Notte del giudizio, dove insieme al regista James Monaco, abbiamo raccontato di un futuro dove per una notte all’anno ogni crimine è consentito, cosa che ci ha permesso di girare il film in poche stanze, in ambienti bui. E questo, specie per il cinema horror, è piuttosto funzionale. A volte gli horror ad alto budget si concentrano troppo sugli effetti speciali.

Ma gli attori sono una voce importante del budget, come li convincete a lavorare?
Qualche star l’abbiamo convinta. Ethan Hawke (protagonista della Notte del giudizio, ndr) per esempio ha accettato di lavorare in cambio di una percentuale sugli incassi. A volte invece sono delle collaborazioni che permettono di puntare su qualche volto noto, come in The boy next door, un thriller low budget diretto da Rob Cohen che ha coinvolto Jennifer Lopez. Per il resto non ci interessa lavorare necessariamente con le star, i nostri film non iniziano con le star come capita spesso negli studios. Noi diciamo ai nostri registi di fare un casting come se scegliessero gli attori per la recita al liceo.

E per il marketing?
Per il marketing non si fa nulla. I miei film di marketing spendono quanto quelli di Michael Bay. Un giorno però mi piacerebbe trovare un modo per risparmiare anche lì. A volte sembro ossessionato dai soldi, lo so, ma non è così.

Ma dica la verità, ha mai cambiato qualcosa nei film dei suoi registi?
Una volta sì, ed è una storia nota. Per produrre Paranormal Activity lavorammo con Steven Spielberg. Del film avevamo girato quattro finali e Oren Peli, il regista, mi disse che ne voleva mettere uno, ma poi chiamò Spielberg dicendo che gliene piaceva di più un altro. Oren insisteva che il suo era migliore e allora glielo chiesi, come favore personale. “Possiamo mettere quello che vuole Spielberg?”. Eravamo agli inizi, quella collaborazione era molto importante per me.

Come ha iniziato la sua carriera?
Mio padre è un mercante d’arte e sono sempre stato a contatto con gli artisti e questo mi ha aiutato molto. Ma non solo. Ricordo che il primo film che ho prodotto si chiamava Kickin’ and Screamin’. Avevo spedito la sceneggiatura a tutti sperando di trovare qualche finanziamento ma senza successo. Poi ho scoperto che mio padre era amico di Steve Martin che era un collezionista di opere d’arte. Gli ho chiesto di conttatarlo e di fargli avere la sceneggiatura per sapere cosa ne pensava. Io non credevo che l’avrebbe effettivamente letta ma un giorno mi è arrivata una lettera di forte apprezzamento da parte sua, dicendo che era anche disposto a finanziare in parte il film. Io non me la sono sentita di prendere i soldi ma ho chiesto se potevo usare la lettera per fare promozione. Allora l’ho attaccata sopra la prima pagina della sceneggiatura e alla fine i fondi li ho trovati.

Ha avuto successo?
No, ma è stato apprezzato dalla critica.

E di Anarchia – La notte del giudizio che esce il prossimo 23 luglio che può dirci?
Che è costato più del primo film, quasi dieci milioni, quindi è come se fosse il nostro “Transformers”. Ma è stato un viaggio bellissimo, ci siamo divertiti a farlo. E oltre a essere divertente è anche un racconto morale e sentiamo in giro che il messaggio politico contro la diffusione delle armi è stato apprezzato.

Marcello Lembo

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