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Sebastiano Riso, da Cannes a Roma per la neonata Terre di Libri

Sebastiano Riso, da Cannes a Roma per la neonata Terre di Libri

Drammi, ironie, un’umanità varia e complessa e poi la bellezza di mondi altri, lontani, sconosciuti. Sono queste le linee guide della neonata casa editrice “Terre di libri”, che sceglie la Capitale (per la precisione la libreria Koob di va Luigi Poletti,2) per presentare il prossimo 8 luglio alle 18 “Il parrucchiere di Harare” di Tendai Huchu e “I miei compagni neri e le loro strane leggende” di Henry Morton Stanley.
Interverranno il regista Sebastiano Riso, reduce dal successo del Festival di Cannes con il film Più buio di mezzanotte, Tendai Huchu, in videoconferenza, e la giornalista freelance Valentina Vivona.

Il parrucchiere di Harare, che ha già ottenuto molti riconoscimenti in campo internazionale, racconta una storia d’amore diversa, affrontando un tema oggi di grande attualità, che in molti paesi ha ancora aspetti drammatici: quello del diritto alla propria identità sessuale.

È la storia di Vimbai, la migliore parrucchiera del salone di Mrs Khumalo, il più prestigioso di Harare. Tutto cambierà all’arrivo di Dumisani, un giovane dai modi accattivanti, bello e abilissimo parrucchiere. Vimbai all’improvviso si ritrova relegata in un ruolo di secondo piano. Ma il suo rancore è di breve durata perché Dumi, come tutti lo chiamano, riesce in pochi giorni ad affascinare anche lei. Tra i due nasce un’attrazione tenera e profonda, che a poco a poco si caricherà di tensione, sfociando nel dramma quando l’ambiguità sessuale di Dumisani non potrà più essere nascosta. La vicenda ha per sfondo Harare, la moderna capitale dello Zimbabwe, dove per sopravvivere è necessario districarsi tra l’arroganza del potere politico, le incombenze della vita quotidiana, l’inflazione travolgente, l’inefficienza dei servizi. Dove la povertà trasforma in frustrazione i desideri e le ambizioni che il mondo globalizzato fa nascere, e i rapporti familiari e le regole morali sono continuamente messi in discussione. Ma dove la voglia di vivere e l’entusiasmo dei suoi abitanti riescono, quasi sempre, ad avere la meglio.

Di altre esplorazioni si occupa invece il secondo volume “I miei compagni neri e le loro strane leggende” di Henry Morton Stanley, uno dei più celebri esploratori che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento dedicò la propria vita alla scoperta dell’Africa. La spedizione che gli diede la fama fu quella intrapresa nel 1869 per ritrovare l’esploratore David Livingstone, di cui si erano perse le tracce.

«Mr Livingstone, I presume». Tutti conoscono la celebre frase con cui Henry M. Stanley salutò, dopo oltre un anno di ricerche, l’anziano esploratore di cui si erano perse le tracce. Meno nota è la passione di Stanley per quella che oggi chiameremmo ricerca etnografica. L’esploratore infatti, nelle lunghe serate trascorse intorno al fuoco, invitava gli africani che erano con lui a raccontare le loro leggende, trascrivendole e traducendole in inglese.

Le storie, che per vivacità e immediatezza richiamano alla mente le favole di Esopo, hanno generalmente uno scopo, pratico o morale, e permettono al lettore di gettare uno sguardo sull’Africa premoderna.
Il libro è riccamente illustrato con le numerose incisioni dell’edizione originale, tutte di Walter Buckley.

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La redazione

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