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Maleficent: C’era una volta Malefica…

Maleficent: C’era una volta Malefica…

Il nuovo adattamento disneyano de La bella addormetata nel bosco riabilita la cattiva delle favole. E la trasforma in una fata dal cuore infranto. In sala dal 29 maggio.

2stellemezzo

Macchiettistico, ironico e beffardo ricordo di una strega. La nuova Malefica di casa Disney conserva ben poco della vendicativa e spietata regina del male che la stessa major creò cinquant’anni fa con il classico d’animazione ispirato a ‘La bella addormentata nel bosco’ di  Charles Perrault. Non sono bastati 400 anni di riscritture, versioni diverse, adattamenti per tenere a bada la tentazione tutta hollywoodiana di rivisitare la fiaba della principessa vittima del sortilegio del sonno eterno.
L’irrefrenabile e bulimica voglia di remake questa volta riabilita la cattiva per eccellenza e il risultato è un racconto in live action, Maleficent, che privilegia il punto di vista della strega ripercorrendo i fatti che portarono Malefica a lanciare sulla principessa Aurora (Elle Fanning), l’ormai nota maledizione: “Prima che il sole tramonti sul suo sedicesimo compleanno, ella si pungerà il dito con il fuso di un arcolaio, e morrà!”. Salvo poi pentirsene.
Nel reboot diretto dall’esordiente Robert Stromberg, lo scenografo di Avatar e Alice in Wonderland,  Malefica è destinata a perdere ogni suo tratto distintivo: la dark lady cede il passo ad una donna dal cuore infranto, il desiderio di vendetta fa spazio alla redenzione, e la disneyana strega dalla pelle verde, con occhi gialli e copricapo a forma di corna nere fa spazio ad una sbiadita macchietta di se stessa.
La crudele protagonista di Maleficent finisce così per essere addomesticata dalle logiche di un blockbuster per famiglie, mansueta, pentita e dimessa fata senza ali, mentre il suo lato oscuro viene semplicemente confinato ai pochi momenti iniziali del film.
Un ritratto riduttivo che invece di sfruttare le infinite sfumature del villain, le assopisce in un confuso mix di boschi incantati, battaglie epiche e creature di hobbittiana memoria. Non basta lo charme della strega Angelina Jolie a risollevare le sorti di un film che trova la sua maggiore pecca in una sceneggiatura debole, dozzinale e colpevole di una diffusa banalizzazione di personaggi e dialoghi.
Una storia per bambini travestita da fantasy per un pubblico di adulti: un paradosso che non lascerà però a bocca asciutta i botteghini.

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Elisabetta Bartucca

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