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Edge of tomorrow – Senza domani: Repetita iuvant

Edge of tomorrow – Senza domani: Repetita iuvant

Nuovo action fantascientifico per Tom Cruise ed Emily Blunt a base di invasioni aliene e paradossi temporali. Dirige il Doug Liman di The Bourne Identity. In sala dal 29 maggio.

3stelleemezzo

Vivi. Muori. Ripeti. Il paradigma ossessivo che ha fatto da slogan promozionale alla nuova impresa cinematografica di Tom Cruise ne è anche la chiave e il riassunto. Edge of Tomorrow – Senza domani, diretto dal Doug Liman di The Bourne Identity, è racconto di invasioni aliene ma anche di infinite iterazioni temporali, quelle dell’eroe suo malgrado William Cage (Cruise) che a ogni morte si risveglia, inevitabilmente, poche ore prima della battaglia. A fare da binari al film sono quindi due classici stratagemmi della narrativa fantascientifica in ogni sua forma, da un lato quella del minaccioso, nebuloso, a volte incomprensibile visitatore, dall’altro quello del deja vu, della scena vissuta più volte, che ha fatto la fortuna di tanti film, dal recente Source Code di Duncan Jones, all’esilarante Ricomincio da capo, dove Bill Murray era costretto a rivivere all’infinito il temibile giorno della Marmotta.

Ma se gli illustri e citati predecessori si lasciavano andare, ognuno a modo suo, a un poetico elogio del carpe diem, Edge of Tomorrow ignora la poesia e punta sulla prosa, preferendo alle odi di Orazio lo spirito di una locuzione popolare, quel repetita iuvant che nella storia del soldato Cruise assume contorni particolarmente concreti. E così la sceneggiatura firmata da Christopher McQuarrie (I soliti sospetti) e dai fratelli Jez e John-Henry Butterworth (Fair Game) a partire del romanzo “All you need is kill” del giapponese Hiroshi Sakurazaka, fa lezione di ritmo, sfruttando al meglio le premesse e concedendosi solo pochi attimi di respiro – si fa per dire – solo quando c’è da far scorrere l’adrenalina.

Niente sottotesti, niente letture sociali e politiche, solo un action movie in chiave futurista che ci saremmo potuti aspettare da un James Cameron degli anni 90 e che riesce a non rendere scontati neanche gli inevitabili sottintesi amorosi tra il personaggio di Cruise e quello di Emily Blunt, radiosa e cazzuta supersoldatessa in armatura. Peccato solo per un quarto d’ora finale che fa troppe concessioni a un’azione che sa di già visto, ma che non inficia comunque i meriti di un film che dimostra come a volte affidarsi al mestiere basti e avanzi per produrre pellicole ben riuscite.

Marcello Lembo

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