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Grace di Monaco: il coraggio di Nicole

Grace di Monaco: il coraggio di Nicole

Accompagnato da numerose polemiche, arriva al cinema l’ultimo film di Olivier Dahan che ha aperto il 67° Festival di Cannes. Elegante ma retorico, Grace di Monaco verrà ricordato solo per il coraggio della Kidman di interpretare il mito di Grace Kelly. In sala dal 15 maggio.

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Olivier Dahan torna al bio-pic dopo il superbo La vie en rose, pellicola sulla vita di Edith Piaf, con questo tanto atteso Grace di Monaco. Occorre, però, fare subito chiarezza: il film non racconta tutti gli anni in cui la diva Grace Kelly è principessa nel piccolo stato, ma si concentra solo su un anno in particolare, il 1962, annus horribilis del Principato.

Grace è sposata con Ranieri da qualche anno e, anche se è diventata madre di due bambini, le manca il set. Quando a corte fa la sua comparsa Alfred Hitchcock per offrirle il ruolo di protagonista nel suo prossimo film Marnie, a Grace iniziano a brillare gli occhi, ma prima deve fare i conti con l’etichetta di palazzo che da qualche anno la soffoca pesantemente.

Il film di Dahan si muove seguendo quattro filoni principali, piuttosto equilibrati tra loro: dal meló iniziale (la principessa infelice nella sua gabbia dorata) al racconto della storia di quegli anni (la “minaccia” francese che incombe sul Principato), dagli intrighi di palazzo con annessa spy-story fino alla fiaba a lieto fine. Il tutto amaramente condito da retorica, tanta retorica, come dimostra il discorso che alla fine del film Grace fa al ballo organizzato per la Croce Rossa.

Non essendoci documenti ufficiali su come fu gestita la crisi con la Francia di De Gaulle da parte di Ranieri III, sembra quasi che il regista abbia lavorato molto di fantasia, realizzando una pellicola eccelsa dal punto di vista visivo (grazie all’elegante fotografia old-school di Eric Gautier), ma scarna da quello del racconto. Grace non é solo la diva diventata principessa, ma anche l’eroina moderna che riesce, grazie ad un evento mondano, a sistemare le cose. All’inizio il racconto promette bene: una donna, attrice affermata, vincitrice di un premio Oscar, icona di stile ed eleganza, che lascia il suo lavoro all’apice del successo per diventare principessa e che ora deve decidere se tornare a recitare o restare al fianco del suo popolo. Purtroppo una pericolosa inversione di marcia rende il tutto poco appetibile, scadendo a volte anche nel ridicolo (il riferimento va alle lezioni di portamento che Grace inizia a prendere da un conte esperto in etichetta di corte).

Menzione d’onore a Nicole Kidman, che con coraggio si é avvicinata al mito indiscusso e intoccabile di Grace Kelly. Inutile fare confronti tra la due: il film non riesce, o, forse, non vuole, sfondare nel mito e per tutta la durata del film ci si rende conto che l’ombra della Kelly si fa sentire quasi quanto l’interpretazione, perfetta e impeccabile, della Kidman. Due mostri sacri, Grace e Nicole, per i quali c’è fin troppo poco spazio in questo film. A conferma di ciò, le interpretazioni degli altri attori che tendono a proporci delle vere e proprie macchiette, come Tim Roth (nei panni di un odioso Ranieri) e Paz Vega (Maria Callas).

Fischiato al Festival di Cannes, pesantemente criticato dalla famiglia Grimaldi, Grace di Monaco non regge il confronto nemmeno con l’altro bio-pic di Dahan. Forse perché la vita di Grace Kelly nel Principato era talmente privata da non far sentire il bisogno di scavare al suo interno.

Augusto D’Amante

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La redazione

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