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Godzilla: Il nuovo mostro

Godzilla: Il nuovo mostro

Il kaiju più famoso della storia del cinema torna per una nuova escursione a Hollywood. Al timone stavolta c’è l’esperto di effetti speciali Gareth Edwards. Appuntamento in sala il 15 maggio.

2stelle

Godzilla o Gojira, com’è noto nel natio Giappone. Un nome che suggerisce un genere, un genere che è sinonimo di un nome. I film di kaiju, i film di mostri, come diciamo in occidente. Di certo non entreranno mai nella storia della creazione poetica ma nella storia del cinema ci sono entrati per aver lasciato il segno nell’immaginario, per aver generato una devozione che non conosce crisi dalla metà degli anni ’50 ad oggi. Ne è prova e testimonianza l’uscita di un nuovo film, la quarta produzione americana, la 32esima complessiva.
Sono passati 16 anni da quando Roland Emmerich portò sulle coste americane il gorilla-balena (questo di fatto vorrebbe dire Gojira, anche se la traduzione richiama addirittura un’origine divina). Ora ad addomesticare il mostro ci pensa Gareth Edwards, inglese, specialista in effetti speciali, alla sua seconda regia dopo l’horror indipendente Monsters.

Rispetto al Godzilla del 1998 le differenze sono tante e non solo per quel che riguarda la grafica digitale, che qui fa decisamente dei passi avanti. La sceneggiatura, firmata da Max Borenstein da un soggetto di Dave Callaham, più che guardare al lungometraggio originale di Ishiro Honda prende spunto dai suoi innumerevoli seguiti, che mettevano di fronte il mostruoso dinosauro con le braccia ad altri mostri più o meno famosi, da King Kong alla piovra di 20.000 leghe sotto i mari. Duello di mostri quindi che, specie quando si lascia andare, regala ottimi momenti di spettacolarità. Tanto da far rimpiangere la scelta, per una buona parte delle sue oltre due ore, di lasciare il mostro nascosto, negando al pubblico qualche minuto di gioia fanciullesca per fare spazio a una trama che nel migliore dei casi non aggiunge nulla al film.

Curiosa poi l’idea di dare a Godzilla l’inconsueto ruolo di buono nella pellicola. Nell’interpretazione filosofica del film il nuovo mostro diventa simbolo di una natura zen che ristabilisce l’equilibrio turbato dalla presenza degli uomini. Ad incarnare invece l’incubo nucleare (come faceva lo stesso Godzilla nel Giappone del post Hiroshima e Nagasaki) ci pensano i mostri cattivi che, giusto per rinverdire la memoria, mettono in scena un terremoto stile Fukushima nei primi minuti del film. È forse in questo passaggio il vero, grande difetto della pellicola, che in quanto produzione americana non soffre di quella paura subliminale che infondeva i classici degli anni ’50 di sottintesi terrificanti e che limita la riflessione sul nucleare a un pensierino da tema di scuola media.

Restano quindi gli scontri tra mostri e quell’urlo famoso che, in questo particolare caso, è più facile paragonare alla gioia di un calciatore che segna un gol all’ultimo secondo che non al fischio di un bombardiere in picchiata. In tutto questo l’elemento umano è sullo sfondo, decisamente secondario. I nomi che compaiono nei titoli di testa non sono i protagonisti del film. Aaron Taylor-Johnson ed Elizabeth Olsen fanno le prove generali per The Avengers 2, Bryan Cranston cerca di non rovinarsi la reputazione accumulata in cinque anni di Breaking Bad, mentre del tutto inspiegabile il casting di Juliette Binoche, ridotta al rango di comparsa più che di cameo.

Marcello Lembo

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La redazione

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