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Gomorra – La serie: ‘Romanzi criminali’

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Sparano a sangue freddo, pregano e mangiano sulle loro tavole imbandite a festa, si addormentano nelle loro ‘grasse’ case tra gigantografie di famiglia, carnevaleschi arredamenti e barocchi altarini alla Madonna e a Padre Pio. Sono i boss di Gomorra – La serie, serie tv che prende le mosse dall’ormai ben noto caso letterario di Roberto Saviano e che dopo oltre 30 settimane di riprese e 156 location sbarca dal 6 maggio su Sky Atlantic in 12 episodi da un’ora.
Un progetto televisivo costato due anni di lavoro e realizzato da Sky insieme a due tra le maggiori società italiane di produzione televisiva e cinematografica, Cattleya e Fandango, in collaborazione con La7 (dove la serie passerà poi in chiaro) e in associazione con Beta Film.
Tre i registi che hanno avuto il compito di restituire l’affresco brutale, realistico e crudo del sistema camorristico: Claudio Cupellini, Stefano Sollima (che è anche supervisione artistica) e Francesca Comencini. La sfida era “riuscire a riproporre in 12 episodi la complessità di un romanzo stratificato come ‘Gomorra’”, ma alla fine la quadratura del cerchio è arrivata: “Abbiamo deciso di adottare punti di vista diversi per ogni episodio, la differenziazione degli sguardi ci ha aiutato così a rendere il racconto più oggettivo. – spiega Sollima – Ci sono tre archi narrativi: la parte iniziale, il momento della successione in cui tutto passa nelle mani della moglie del boss, Imma Savastano, e l’ultimo regno, quello del figlio. La scelta di punti di visti differenti consente un’evoluzione dei personaggi assolutamente inaspettata oltre che un affresco articolato e coerente. Lo sguardo del racconto non poteva che essere interno all’organizzazione criminale, il Sistema del narcotraffico sarebbe stato svelato dai suoi stessi affiliati, dai suoi stessi meccanismi di funzionamento”.

La forza di Gomorra è il continuo confronto con un reale duro e puro, un approccio che allontana – almeno nelle parole di registi e produttori – il fantasma dell’identificazione, spauracchio già ventilato ai tempi di un illustre predecessore, Romanzo criminale-La serie: “Nessuno vedrà nei personaggi della serie altro da quello che sono. Nessuna identificazione e meno che mai emulazione. Semmai conoscenza e consapevolezza”, sostiene Sollima.
“In ‘Romanzo Criminale’ avevamo spazio per una libertà morale maggiore, che ci veniva dall’idea di una storia conclusa e collocata nel passato – gli fa eco Riccardo Tozzi di Cattleya – L’elemento di mitizzazione presente in ‘Romanzo Criminale’, qui non trova in alcun modo posto perché si parla dell’oggi, del reale e non potevamo permetterci quel modo di raccontare. Non ci sarà nessuna identificazione”.
Ma l’anima della serie è soprattutto un cast di attori legati al territorio, composto da esordienti e veterani: Marco D’Amore, Fortunato Cerlino, Maria Pia Calzone, Salvatore Esposito, Marco Palvetti, Domenico Balsamo. Sono loro i volti che si agitano nel complesso sottobosco di una faida sanguinaria: clan rivali, boss, mogli di boss e figli destinati a ereditare le colpe dei padri.

In primo piano Scampia, una delle location dove la produzione ha scelto di girare: “Girare a Scampia era fondamentale, – spiega Saviano che ha partecipato all’elaborazione del soggetto di serie – perché Scampia è protagonista, è un attore, non è una quinta che puoi ricostruire. È l’elemento documentaristico, scenico, è il DNA della serie. Quei palazzi, quelle scale, quel cielo, sono protagonisti. Non era possibile ricostruirli, perché è come prendere un sosia invece dell’attore. Quel territorio ti entra dentro. Quel cemento è una scelta politica, è una descrizione geopolitica del paese, non è solo ghetto, è anche la dimostrazione di una resistenza”.
Venduta in quasi 40 paesi prima ancora del suo debutto televisivo – tra cui anche Stati Uniti grazie a un accordo con la Weinstein Company, caso unico per una serie italiana non ancora trasmessa in tv –, Gomorra è destinata a segnare un altro importante passo nel campo delle serie Made in Italy dopo il caso di Romanzo Criminale.
Perché Gomorra parla la lingua della nuova serialità, padroneggia le regole del genere e rivela la potenza che solo un profondo radicamento nella realtà è in grado di restituire.

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Elisabetta Bartucca

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