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In Nomine Satan: La demonizzazione dell’alienato

In Nomine Satan: La demonizzazione dell’alienato

Lavoro indipendente del giovane Emanuele Cerman, alle prese con una setta di esaltati giovani senza ambizione con il desiderio sfrontato di estraniarsi dal mondo che li circonda. In sala dal 24 aprile.

2stelle

Prendete i fatti di cronaca nera degli ultimi anni, miscelateli con una graduale escalation di violenza incondizionata e otterrete In Nomine Satan.  C’è da fare una premessa però. Emanuele Cerman non è l’ideatore base  del progetto, visto che ha preso il posto “in extremis” dell’ attore Stefano Calvagna.  Ignoto questo suo dietro-front , fatto sta che il lavoro passato nelle mani di Cerman, risulta essere alquanto discutibile.  Tralasciando le interpretazioni, alcune molto statiche e poco convincenti, quello che si obbietta è la storia di fondo e la conduzione dell’intero contesto proposto.  Dispiace visto che si palesano rifacimenti a film di genere importanti – la droga e la sua rappresentazione quasi spettrale un po’ come in La via della droga di Enzo G Castellari , il concetto di “setta” con quella classica raffigurazione semi-alchemica alla Polselli – peccato che tutto ciò venga rappresentato in maniera molto blanda e decisamente scolastica.
L’idea che sussiste fin dal principio è di vedere uno pseudo noir-poliziesco televisivo condotto da un esordiente che cerca in tutti i modi di estrapolare il meglio dal “materiale” a disposizione. La tematica della sregolatezza giovanile, accompagnata dal vizio e dalla mitomania, purtroppo viene trattata superficialmente, e non si cerca mai di dilatarla.  Anche se è evidente una certa passione per quel cinema di genere da parte del regista, il tutto risulta “stonato” e privo dei connotati basilari che assurgono un lavoro filmico al grande schermo. E’ vero che In Nomine Satan è principalmente  un lavoro low-budget, ma il fatto che il prodotto venga trattato con poca oculatezza e che sia totalmente viziato da tanta improvvisazione, rende il tutto poco gratificante.  Anche sul piano ritmico purtroppo il film paga lo scotto. Risulta compassato limitandosi ad abbozzare  la tematica del “satanismo” e non intensificando la storia come si dovrebbe. Gli accenni “onirici” – esagerati rifacimenti lynchani – appaiono forzati, tanto per cercare di rendere il prodotto più abbordabile possibile. Purtroppo – e dispiace ribadirlo – il tutto risulta approssimativo e improvvisato.

Alessio Giuffrida

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La redazione

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