LOGO
,

Nymphomaniac – Volume 2: L’epilogo visionario di Von Trier

Nymphomaniac – Volume 2:  L’epilogo visionario di Von Trier

Seconda parte dell’ultimo “umorale” lavoro di Lars Von Trier, pervaso da una visionarietà tale da lasciare turbato o appagato il singolo spettatore. Sullo sfondo sempre la figura di Joe, la ninfomane “bulimicamente incompresa”.

4stelleemezzo
Ufficialmente ci ritroviamo immersi nell’ ‘anno 0’ del cinema. Già in di Nymphomaniac – Volume 1 era chiaro come il prodotto offerto da Lars Von Trier fosse totalmente innovativo, particolarmente corposo ma soprattutto altamente ironico da far parlare adoratori e detrattori del regista. Questo “burlare” la società e le sue omologazioni da sempre tormentate, ma soprattutto indottrinate da un sistema tendenzialmente burocrate, avvalorano quanto solamente percepito – assimilato poi  – nella prima parte. Che piaccia o meno, il buon vecchio Lars si diverte anche a giocare con quel “sessismo” – talmente finto quanto demenziale –  esistito unicamente nelle testoline dei cosiddetti “indottrinati cronici”.
Nella sua interezza Nymphomaniac risulta essere quella sottile linea che separa l’espressionismo di Fritz Lang e Friedrich Wilhelm Murnau dal neo-realismo di Roberto Rossellini.  Costituisce l’abbattimento più totale del cinema “contemplativo” passando verso “l’altro cinema” privo di frontiere. È umorismo artistico quello di Von Trier e l’auspicio è che questa peculiarità venga assimilata prima possibile. Perfino il meta-cinema è nulla in confronto a questa metrica visionaria di Von Trier. Altra caratteristica che eleva questo lavoro è l’ “autocitazione” – una su tutti la scena dell’infante “abbandonato” in casa  nella più totale negligenza rievocando i titoli d’apertura di Antichrist –, che Von Trier usa divertendosi nel vero senso della parola in quel finto “egocentrismo” tanto capito e compiaciuto dai suoi adoratori, quanto contestato dai suoi detrattori. Per farla breve Nymphomaniac è l’universalità dei generi, l’eterogeneità del cinema “passato, presente e futuro”.  Anche in Nymphomaniac – Volume 2 compare una kermesse di artisti – molti “feticci” – decisamente imponente . Willem Dafoe –  destino vuole che lo si rimetta faccia a faccia con Charlotte Gainsbourg – , Udo Kier – ruolo marginale il suo ma la sua onnipresenza nei film di Von Trier è semi-inquietante – e Jamie Bell – “il fu Billy Elliot”  immerso in un ruolo decisamente visionario.  A condurre il tutto in maniera decisamente impeccabile è però Charlotte Gainsbourg, partecipe attiva in questa seconda parte, aggiungendo nel suo ruolo di “ninfomane traviata” una sorta di  bulimia cronica, figlia di una monocromatica esistenza che non può regalargli più nulla in termini di novità.
Sarebbe riduttivo e presuntuoso esprimere in poche righe cosa abbia voluto dire Von Trier con Nymphomaniac, un lavoro sotto tutti i punti di vista imponente e completo – forse il più completo mai esistito –   ed è quindi nostra premura invitare i lettori a una visione accurata e attenta di questa seconda parte.
L’acutezza di questo lavoro può essere percepita e compresa forse sola immergendosi nel film. Lasciarsi inebriare da questo “gioco-non gioco” di Von Trier o farsi cogliere dalle perplessità su un lavoro che a molti potrebbe risultare pretenzioso ? A voi la sentenza…

Alessio Giuffrida

About the author
La redazione

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top