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Comencini: “C’è ancora troppa paura delle storie di noi donne”

Comencini: “C’è ancora troppa paura delle storie di noi donne”

Lezione di Cinema al Teatro Petruzzelli per Cristina Comencini. La regista e scrittrice ha affrontato a 360 gradi la sua carriera stimolata dalle domande del pubblico, cui ha parlato a cuore aperto. Sul suo nuovo film che si girerà in Puglia dal 5 maggio anticipa: “E’ una commedia con al centro un grande Divo che ha seminato figli e mogli. Nel decennale della sua morte nel suo paesello succede di tutto…”

Cristina Comencini, intellettuale a tutto tondo, regista scrittrice, come fai?
Le donne sono abituate a fare cento cose insieme, quindi è connaturato all’esser donna.
io ho avuto figli presto, sono stata abituata a studiare e aver cura dei miei figli. Detto questo si può far tutto, basta volerlo, fortemente, ma volerlo.
Le donne non sono ancora completamente riconosciute a tutti i livelli per quel che valgono e debbono faticare ancora molto ma le cose stanno cambiando per fortuna.

Come adatti il tuo lavoro per cinema, teatro, letteratura?
Io comincio sempre dalla scrittura, per il teatro, il cinema, la letteratura. Se poi la parola soddisfa tutta la vicenda resta un libro, altrimenti se ha bisogno dell’immagine può diventare cinema o teatro. C’è stato un periodo florido negli ultimi decenni in cui la letteratura ha regalato grandi sceneggiature.
A me è successo con La bestia nel cuore, quando ho pensato alla confessione del fratello come ad una scena, e questo per fortuna è stato.

Alcuni tuoi lavori su carta sono diventati film diretti da uomini…
Mi meraviglia e affascina profondamente che storie di donne, scritte da donne siano rilette e portate in scena da un regista uomo. mi sembra un bello scambio di punti di vista. il fatto di scambiare idee, testi, film, è straordinario. Crea un sistema, non sono ‘egotica’, solo sui miei film lo sono un po. Certo poi se il mio lavoro viene portato in scena male mi arrabbio…

Commozione, grande ilarità, spazi molto nel caleidoscopio, come ci lavori?
Quando ero ragazza Billy Wilder era il massimo di tutto, non solo della commedia. ecco, le aspirazioni devono essere grandi. Nella mia famiglia ho ascoltato grandi risate seguite da improvvise lacrime e viceversa. Quello che quando era più giovane mi atterriva, man mano che andavo avanti con l’età è diventato un mio modo di guardare e raccontare. in Tutti a casa, di mio padre, una scena drammatica in cui i protagonisti fuggono dai nazisti attraverso una scala, lo fanno al ritmo di un rosario, è commedia della vita, tragica a volte.

Ti diverti sempre a fare cinema?
Il divertimento in questo lavoro ti permette di non aver paura.
Il successo di Sorrentino lo dimostra. Paolo non ha avuto epura ed ha fatto bene, è stato premiato. Io quando tagliai la scena onirica dell’allagamento de La bestia nel cuore feci mele. Ebbi paura e sono stata premiata da un insuccesso. E’ una lezione che mi ha insegnato tanto, so che non lo farò mai più.

Poche donne registe, in Italia ancor più che nel mondo, come mai?
C’è sempre un rapporto malvagio con il senso di potere. Il potere sulla troupe, sugli attori ecc.
C’è poi una cosa che oggi mi sento di dire, ovvero che spesso le cose belle ed importanti, dure, vere che spesso le donne vogliono raccontare fanno paura. ecco perché non vengono finanziate e quindi spesso faticano ad arrivare al pubblico o non ci arrivano per niente.
Bisogna lavorarci ancora tanto, non bisogna abbassare la guardia. Io non mi vergogno a dirlo ma sono riuscita a raccontare perché ho avuto successo, sono fortunata ad avere maestre come Suso Cecchi d’Amico o Natalia Ginsburg. Mi interessa capire in generale il fenomeno, non solo guardare al mio orticello. Non giudichiamo, cerchiamo di capire.
Io sono pazza dei film d’azione, ma non c’è solo quello. Una certa cultura delle donne non è arrivata ai maschietti, perché la cultura dominante non prevedeva ‘commistioni’.

Una dicotomia insanabile per te quella tra donna e uomo?
Assolutamente no! credo però che ancora una volta le donne devono assolutamente ‘portarsi dietro’ gli uomini in questa fase di cambiamento. Superare la subalternità culturale – spesso rassicurante perché parla di uno status quo – ad esempio è fondamentale.

Cristina in chiusura ci accenni qualcosa del tuo nuovo lavoro?
Si intitola Latin Lover ed è una commedia che ha al centro un grande Divo – interpretato da Francesco Scianna – che ha seminato figli e mogli. Al decennale della sua morte nel suo paesello succede di tutto. Il paese del ‘Divo’ è San Vito dei Normanni, dove inizierò a girare il cinque maggio. Mi sono innamorata della Puglia, anche di quella dove non si vede il mare, quella dell’interno. Racconto l’immobilismo dell’Italia di oggi attraverso una commedia molto divertente. ci saranno Valeria Bruni tedeschi Donatella Finocchiaro e tante altre straordinarie donne attrici.

di Rocco Giurato

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La redazione

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