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John Turturro: ecco il mio gigolò per caso

John Turturro: ecco il mio gigolò per caso

Un incontro pieno di positività in compagnia di un simpatico John Turturro. Reduce dall’esperienza lavorativa nell’ultimo film di Nanni Moretti, l’attore italo-americano presenta a Roma il suo ultimo lavoro da regista Gigolò per caso (in sala dal 17 aprile e film di chiusura del Bif&st 2014), auto-dirigendosi accanto ad un vate della commedia come Woody Allen. Nel cast di questa commedia volutamente romantica anche le affascinanti Sharon Stone e Sofia Vergara.

È vero che avrebbe confidato alcuni dettagli del suo lavoro al suo barbiere di fiducia?
Il barbiere è una figura importante, con cui ci si confida. Spero non vi stupiate se i miei film li racconto ad Antonio, il mio barbiere che taglia i capelli anche a Woody Allen.
Cosa può dirci della varietà della colonna sonora ?
Abbiamo scritto il film ascoltando costantemente musica. Mi permetto di dire che proprio la musica è stata parte integrante del processo creativo del film.
Ho voluto fare un uso creativo della musica e non nego che ci sia una certa influenza italiana mescolata alla musicalità statunitense. Una forte fonte d’ispirazione è stata la musica di Dean Martin.

Perché la scelta di una figura come quella del gigolò?
È stata una scelta ben definita fin dal principio. Ho fatto quasi un “uso improprio” delle mie amicizie per la creazione di questo personaggio. Ho estrapolato diversi caratteri di alcuni miei amici miscelandoli fra loro e creando questo gigolò, ma ho sempre voluto fare un film con una figura simile.

Cosa ha provato nel dirigere Woody Allen ?
Risulterò impopolare ma vi assicuro che è stato estremamente facile dirigerlo, con lui ho un rapporto d’amicizia da anni.
Il suo apporto non è stato prezioso solo in ambito interpretativo ma anche sul piano collaborativo vero e proprio, dato che senza peli sulla lingua, il buon Woody non ha esitato a farmi critiche brutali su quelle ‘minime’ – secondo lui – incongruenze presenti nella sceneggiatura. La sceneggiatura è essenzialmente farina del mio sacco, ma il film è frutto di un’ottima collaborazione e di un lavoro corale.

Come mai è presente questa forte multi etnicità?
La multietnicità da me rappresentata è la New York nella quale vivo. Se vai a New York ti sembrerà di stare dentro al mio film.

E la figura femminile?
Ho voluto fare un approfondimento vero e proprio. Rappresento la donna che ha bisogno di un gigolò, scherzando a livello prettamente metaforico anche sul fenomeno della prostituzione stessa. Ho voluto raffigurare quella fame di contatto che tutte le persone hanno all’interno del loro immaginario. Ho per esempio rappresentato un’inedita Sharon Stone in un ruolo mai visto – lei in cerca di qualcuno – e mi sono totalmente ispirato ad una mia amica per la costruzione del personaggio di Sofia Vergara. Insomma ho voluto rappresentare la figura della donna a modo mio anche perché nel cinema contemporaneo il ruolo delle donne non è propriamente originale, ma quasi sempre secondario quasi d’accompagnamento.

Alessio Giuffrida

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La redazione

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