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Quando c’era Berlinguer: Come l’Italia perse l’occasione di cambiare

Quando c’era Berlinguer: Come l’Italia perse l’occasione di cambiare

L’ex segretario del PD, Walter Veltroni, racconta l’intreccio della propria vita con quella del più carismatico rappresentante del Comunismo italiano, e di riflesso i fatti che sconvolsero quel periodo storico.

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Cosa rimane oggi di Enrico Berlinguer? Anzitutto, ricordiamo chi sia? La seconda domanda può sembrare un po’ stupida ai più vecchi, ma è proprio da qui che Walter Veltroni decide di partire per segnare il suo debutto alla regia con Quando c’era Berlinguer, perché i diciottenni di allora possano testimoniare a quelli di oggi la figura imponente, e non certo in senso strettamente fisico, del politico di origini sarde. Il tutto grazie ai propri Super 8 e alle testimonianze della figlia Bianca; del giornalista Eugenio Scalfari; dei compagni di Partito Giorgio Napolitano, Pietro Ingrao, Emanuele Macaluso ed Aldo Tortorella; da chi ha vissuto a stretto contatto con lui come il suo capo scorta, Alberto Menichelli, o da chi invece lo ha visto solo da lontano, come Lorenzo Cherubini.

Un uomo coraggioso, onesto e appassionato, che è riuscito a trasformare ed adattare un Partito con un nome così pesante in un momento storico estremamente difficile come quello della Guerra Fredda; un Partito ovviamente inviso agli Stati Uniti ma paradossalmente nemmeno “amato” dall’ex URSS, dalla quale Berlinguer prese spesso le distanze non condividendo alcune scelte politiche, sia interne che estere. Eppure, questo Comunismo “all’italiana” riuscì a conquistare un terzo dell’elettorato, grazie certo a delle valide idee politiche ma anche, più probabilmente, alla statura morale di un uomo che, per la prima e forse l’ultima volta, faceva sembrare davvero possibile il cambiamento.
E fu quel senso di responsabilità che convinse Berlinguer della necessità del “compromesso storico”, per non impantanare il Paese in una pericolosa fase di stallo che non avrebbe portato a nulla di buono. Previsione quanto mai corretta visti gli anni che si preparavano a venire, quegli anni di piombo culminati nel rapimento e nell’uccisione di Aldo Moro; un fatto tanto grave non solo per la perdita di una vita, ma anche perché di fatto spezzò le gambe al tentativo del Segretario del PCI di portare finalmente anche in Italia l’alternanza, dopo anni di dominio DC.

Sta qui la chiave di lettura della partecipazione, cosi numerosa e commossa, della gente alle esequie di Enrico, come affettuosamente lo salutavano oltre un milione di persone in Piazza S. Giovanni quell’ 11 giugno del 1984. Un’ onestà riconosciuta anche dai suoi avversari politici (persino Almirante rese omaggio al feretro), ma non sempre dalle altre forze di sinistra e in special modo dai socialisti, con le quali invece Berlinguer avrebbe voluto dar vita ad una vera ed unita compagine, in grado di guidare il Paese.
Certo, il racconto firmato dall’ex sindaco di Roma non è una biografia completa, né si prefigge di esserlo: è piuttosto una fotografia personalissima dell’uomo Berlinguer oltre che del politico. Potrebbe sembrare di parte a chi non dovesse cogliere, come detto, la varietà delle testimonianze proposte, sia attuali che dell’epoca e forse non è sempre svelto e coinvolgente, ma del resto chi, se non quelli che li hanno davvero vissuti, potrebbero capire in pieno quei momenti?

Guido Curzio

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La redazione

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