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Un ragionevole dubbio: La giustizia oltre la legge

Un ragionevole dubbio: La giustizia oltre la legge

Girato in 23 giorni, tra novembre e dicembre 2012, nel famoso Exchange District di Winnipeg, ecco l’ultimo film di Peter Howitt (regista di Sliding Doors), che l’autore decide di firmare con lo pseudonimo di Peter P. Croudins. In sala dal 6 marzo.

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Affrontando il dilemma etico della validità di una giustizia oltre la legge, Un ragionevole dubbio di Peter Howitt prende in esame due moralità soggettive, egoistiche, che danno vita alla caratterizzazione dei personaggi principali. Ne deriva una contrapposizione che è fisica dal punto di vista dell’azione ma diviene mentale nello scontro fra due coscienze. I protagonisti, ognuno a proprio modo, elaborano un sistema di valori indipendente dalla legge e si fanno giustizia da soli.
Mitch Brockden (Dominic Cooper) è un giovane procuratore distrettuale di successo. Una sera, dopo aver festeggiato con gli amici, si mette al volante ubriaco e investe accidentalmente un passante. Preoccupato per la sua famiglia e la sua carriera, chiama i soccorsi da un telefono pubblico e scappa dal luogo dell’incidente. Il giorno dopo Mitch scopre che un meccanico di nome Clinton Davis (Samuel L. Jackson) è stato arrestato per l’omicidio di Cecil Akerman, il passante da lui investito. Angosciato dal senso di colpa, Mitch si fa attribuire il caso per sostenere la pubblica accusa ma, pur riuscendo a far assolvere Davis, non è in grado di assolvere se stesso: un perenne senso di inadeguatezza morale affiora costantemente alla sua coscienza, scatenando un desiderio di riscatto che non deriva dall’assunzione di responsabilità ma dal bisogno di riparare all’errore commesso. Decidendo di non confessare la menzogna ma di difendere chi viene accusato al suo posto, Mitch nasconde il senso di colpa dietro l’alibi della ricerca della verità poiché crede che questa sia l’unica opportunità per salvare la sua integrità morale. Il senso della giustizia e del dovere, inizialmente fonte di vigliaccheria e paura, quando Mitch si preoccupa di non rovinare la sua reputazione, sia a livello familiare che professionale, si trasforma in determinazione e ardimento nella ricerca della verità, quando si rende conto che questo è l’unico modo per mettere a tacere i suoi rimorsi.

In realtà, è il personaggio di Davis a porre in maniera determinante il dilemma della giustizia oltre la legge. Davis è un meccanico che ha assistito impotente al massacro della moglie e della figlia ad opera di un condannato in libertà vigilata. A causa di questa atroce sofferenza è determinato a torturare e uccidere tutte le persone in libertà vigilata che potrebbero fare del male agli altri.
Purtroppo, il plot narrativo non mette adeguatamente a fuoco il tema che dichiara in modo esplicito di trattare e si concentra esclusivamente – e banalmente – sulla ricerca di tensione drammatica, suspance  e colpi di scena adrenalinici senza conferire profondità e spessore drammatico al personaggio di Davis, senza dare valore alle ragioni della sua sofferenza ma trasformandolo, anche a costo di stravolgere completamente il significato etico della sua storia personale, semplicemente nel nemico pericoloso da distruggere, allo scopo di ottenere la classica contrapposizione eroe buono – antagonista cattivo.

Sebbene sia Davis il più importante portavoce della riflessione sulla giustizia oltre la legge, nel finale la storia, privilegiando scene ad alta tensione, perde il filo logico del discorso ed il dilemma morale fondante sparisce, lasciando trapelare – quasi forzatamente poiché all’improvviso Davis diventa un omicida senza scrupoli – l’idea che la violenza è sempre sbagliata e che in nessun caso esiste una giustizia oltre le regole imposte dalla società. La purezza dell’angelo vendicatore e la sua ambigua moralità rimangono concetti mutilati, distorti, a favore di una semplificazione, sia narrativa che di genere.
Poiché la costruzione drammatica del film è incentrata sulla successione di sequenze ad elevata emotività con un’escalation crescente di tensione, sceneggiatura e montaggio cooperano esclusivamente al confezionamento di un legal thriller perfettamente coerente con i codici del genere di riferimento. Ogni altra problematica, derivante da speculazioni filosofiche ed etiche, rimanda alla volontà – e alla fantasia – dello spettatore.

Gisella Rotiroti

 

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La redazione

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