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I fantasmi di San Berillo: La città invisibile

I fantasmi di San Berillo: La città invisibile

Dopo quattro anni di lavorazione Edoardo Morabito porta sullo schermo il soggetto scritto insieme a Irma Vecchio, Miglior Film al 31 TFF nella sezione Italiana.doc.

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Arrivando a Catania via treno o via mare uno dei primi quartieri che si incontra, o meglio incontrava, era San Berillo, centro artigianale, ma anche regno indiscusso degli emarginati e delle prostitute.
1958: la legge Merlin decreta illegali le case chiuse. San Berillo viene sventrato. Ventimila persone vengono deportate nel quartiere periferico del Nuovo San Berillo, costruito appositamente per loro. Del vecchio San Berillo rimane un piccolo pezzetto, un ricordo, un buco nero che serve però a preservarne l’anima. Lì si concentrano centinaia di prostitute e, fino al 2000 rimane uno dei quartieri a luci rosse più importanti del mediterraneo.
2000: altro sventramento. Questa è la vera fine.

Ora, a San Berillo, c’è il deserto. Con qualche eccezione. Con pochi esseri umani e tanti fantasmi dei tempi passati. Fantasmi che accompagnano nella narrazione il vero protagonista di questo film, il quartiere stesso. Edoardo Morabito filma con occhio nuovo, interessante, intrigante questa storia che non è solo un documentario. Tutt’altro. I fantasmi di San Berillo è una riflessione sull’invisibile, su ciò che resta, su ciò che è percepito. Che non si vede con gli occhi, ma con il cuore, come diceva Il Piccolo Principe. Dopo quattro anni di lavorazione il regista porta sullo schermo il soggetto vincitore di una Menzione della giuria al Premio Solinas 2010, scritto assieme a Irma Vecchio, che del film firma pure la fotografia. E vince il premio per il Miglior Film al 31mo Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc.
San Berillo è davvero un non-luogo. Non è un quartiere di case chiuse, non più. Non è un quartiere a luci rosse, non più. Non è un quartiere, non più. È un non-luogo di memorie, di fantasmi, in cui ciascuno cerca le proprie radici, anche il regista, anche lo spettatore. Per non dimenticare.

Giulia Oppia

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La redazione

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