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Spiders 3d: Aracnidi tridimensionali in giro per Manhattan

Spiders 3d:  Aracnidi tridimensionali in giro per Manhattan

Tibor Takacs decide di seguire la corrente del ‘nuovo corso’ digitale utilizzando la tecnologia 3D in una delle sue peggiori sceneggiature di sempre.

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Tibor Takacs torna sul grande schermo dopo quasi sei anni di assenza, optando per un classico e un po’ fuori tempo massimo “eco-vengeance” dai risultati ben più che scontati, addirittura deleteri. Discutibile la tecnologia 3D, già visto, poco interessante e mai credibile  il plot, involuta la narrazione che si perde in banalità assortite e ridicolaggini varie. Eppure parliamo di un regista che nel cinema di genere ebbe la sua importanza, basti pensare a film come Non aprite quel cancello o I, MadmanSola in quella casa. Non è la prima volta che Takacs si cimenta con film tardo-catastrofistico che hanno come principale figura gli aracnidi – ad esempio Ice Spiders – ma questa suo ritorno  nel mondo “ad 8 zampe” non si lascia sfuggire nessuno dei discutibili cliché che caratterizzano negativamente il  sottogenere “animali-mutanti”: dall’esperimento proibito  al complotto militare, dai soliti problemi familiari dei protagonisti alla più totale mancanza di una figura autorevole che tuteli la società.

Un “velo di banalità” che purtroppo si intensifica con l’epilogo,  tanto prevedibile quanto discutibile, che fa ulteriormente crollare Spiders 3D al rango del peggior “prodotto” targato Asylum  Dispiace molto per questo enorme passo falso di Takacs, da sempre abile artigiano della cinepresa che purtroppo offre un prodotto inaccettabile anche dal punto di vista interpretativo – altalenanti le recitazioni di Patrick Muldoon e di Christa Campbell.
Non abbandoniamo comunque la speranza che il regista ungherese torni a proporre lavori “old-style”, accantonando un uso così pecoreccio delle nuove tecnologie: piccoli autori ‘analogici’ come lui potrebbero ancora deliziare con un preziosissimo retrogusto di genuinità quella fetta di cultori che lo ricordano ancora con affetto per svariati piccoli gioielli che caratterizzarono il cinema di genere anni ’80.

Alessio Giuffrida

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La redazione

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