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EU 013 L’Ultima Frontiera: Le nostre frontiere

EU 013 L’Ultima Frontiera: Le nostre frontiere

Presentato al 54° Festival dei Popoli e in concorso al Festival Internazionale di Rotterdam, un documentario che travalica le frontiere dei Centri di identificazione e di espulsione italiani.

3stelle

Tante frontiere ci circondano, sono tante per numero e tipologia. Frontiere per tutti i gusti insomma, fuori e dentro di noi, politiche, geografiche, geometriche, reali o psicologiche, buone o presunte tali, cattive.
E l’ultima frontiera qual è? Quella di cui parlano Raffaella Cosentino e Alessio Genovese nel loro omonimo film documentario, EU 013 L’Ultima Frontiera: è la frontiera del pregiudizio e della chiusura mentale, è quella dei Centri di identificazione e di espulsione italiani che i due reporter, per la prima volta, riescono a valicare e cercano di abbattere.

Presentato alla 54esima edizione del Festival dei Popoli e in concorso all’IFFR, il Festival Internazionale di Rotterdam, l’opera rappresenta un grande traguardo per i due autori che da anni cercavano di raccontare con fatti concreti una realtà che ora vogliono fortemente denunciare. Per un’ora di tempo raccontano la vita all’interno di questi non-luoghi, dove ogni anno circa 8 mila persone vengono trattenute per un periodo di tempo che arriva fino a 18 mesi, in regime di detenzione amministrativa, cioè senza avere commesso un reato penale e senza essere stati giudicati nel corso di un processo. Il motivo della loro permanenza è la clandestinità, l’irregolarità. Protagonisti dell’opera sia la Polizia di Frontiera che i migranti irregolari. Due punti di vista quindi sulla situazione, anche se a prevalere ovviamente è quello di chi non vuole solo documentare, ma anche e soprattutto accusare – nemmeno troppo sottilmente – di ingiustizia. Grazie alla collaborazione con il Ministero dell’Interno, la realtà dei C.i.e. viene presentata al grande pubblico e narrata da due reporter di grande spessore ed esperienza. Sicuramente uno spunto di riflessione importante, che però deve essere biunivoco, deve accogliere entrambi i punti di vista, deve mettere sulla bilancia entrambe le facce della medaglia.

Giulia Oppia

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La redazione

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