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Giorgio Amato presenta il suo The Stalker

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Ne avevamo avuto già un assaggio allo scorso Festival Internazionale del Film di Roma in occasione dell’appuntamento romano con gli incontri di cinema (CineCocktail) condotti da Caludia Catalli. Oggi finalmente The Stalker di Giorgio Amato è pronto a incontrare il suo pubblico con un’ uscita in DVD (il prossimo 26 febbraio) presentata alla stampa nel corso di un evento realizzato ancora una volta in collaborazione con i CineCocktail. A raccontarci la genesi e la lavorazione di un film coraggioso e onesto lo stesso regista insieme alla protagonista femminile Cosetta Turco.

Come è nato questo film e come mai hai scelto di raccontarlo dal punto di vista del carnefice?
Giorgio Amato: Volevo capire perchè un uomo non riesce a liberarsi dal suo passato ma rimane ancorato ad un’ossessione. Ho voluto mettere in luce come un uomo al quale si toglie tutto possa ritrovarsi incapace di uscire dal suo passato, il protagonista del mio film (Victor Alfieri) non ha più nulla, e non ha nulla da perdere. Non prendo le parti di nessuno, lui ha le sue colpe ed è un individuo borderline e violento ma volevo in qualche modo andare alla ricerca delle ragioni di questa violenza. Non volevo un film spettacolare sulla scia di “Attrazione fatale” o “A letto con il nemico”, volevo indagare nelle dinamiche psichiche del personaggio.

Cosetta, come è stata la tua esperienza sul set?
Cosetta Turco: Leggendo il copione ho subito capito che era un bel ruolo, un bel modo di raccontare una vicenda di questo tipo. Io stessa ho subito stalking e mi sono molto immedesimata nella protagonista, che è focalizzata sul pensiero di mettere al riparo dalla violenza sua figlia.

Ci sono state molte difficoltà nel trovare una produzione?
G.A.: Non è stato affatto semplice. Ho proposto il film a molti produttori e ricevevo sempre feedback positivi, ma è stato Andrea Iervolino a darmi la massima libertà creativa. In questo film sono anche produttore esecutivo e mi sono trovato in grande difficoltà con i tempi soprattutto. Avevo già in mente di affidare il ruolo di protagonista a Victor Alfieri, l’ho contattato via facebook e inizialmente era scettico perchè vive in America da molto e non sapeva se tornare per un piccolo progetto indipendente. Ma quando gli ho mandato la sceneggiatura si è convinto. Lui è il centro del film, ma sono stati tutti importantissimi, gli altri attori e la troupe.
C.T: Ognuno di noi ha dato il cuore per questo progetto. Quando si lavora ad un film indipendente bisogna farlo con il cuore altrimenti non ha senso.

Il film si apre con un lungo silenzio...
G.A.: Ho voluto fermamente mantenerli. Molti produttori erano spaventati da questi venti minuti iniziali di silenzio ma era proprio così che volevo il film, volevo tratteggiare un personaggio senza spiegare esplicitamente tutte le dinamiche familiari.

Come è stato lavorare con Victor?
C.T.: Con lui abbiamo stretto una vera amicizia. Molte scene sono improvvisate perchè sul set c’è stata una fortissima immedesimazione e una grande sintonia.

E’ vero che il film è stato girato in due versioni contemporaneamente?
G.A.: Sì, in italiano e in inglese. E’ stata un ulteriore difficoltà, poichè dovevo trovare attori perfettamente bilingui e girare le scene due volte. Abbiamo ottenuto un contributo da una produzione canadese e ci hanno richiesto anche una versione in inglese e dunque abbiamo lavorato contemporaneamente alle due versioni.

Dove ti sei documentato per costruire un personaggio così maniacale?
G.A.: Ho seguito un master in criminologia e mi sono voluto concentrare sull’abitudinarietà del personaggio. Volevo dare vita ad un protagonista estremamente ossessivo.

Come mai il finale aperto?
G.A.: In sceneggiatura avevo previsto un finale molto più spettacolare ed ‘esplicito’ ma per problemi di budget e tempistiche ho dovuto modificare la mia idea e lasciare un finale in qualche modo aperto a un’interpretazione più libera. Volevo comunque che il protagonista avesse una via di fuga, anche se non era il finale ad interessarmi, non ho costruito il film su questo, ma principalmente sull’amore di un padre verso la figlia.

Prossimi progetti?
G.A.: Ho pronta una commedia che spero possa segnare una svolta nella mia carriera, ci tengo molto e spero di riuscire a realizzarla.

Sara Tonarelli

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La redazione

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