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Berlinale 2014: ‘The Monuments Men Show’

Berlinale 2014: ‘The Monuments Men Show’

Prima il malore di un giornalista durante la proiezione mattutina dedicata alla stampa, poi una sala conferenze ‘full’ (“And please, no discussion!”, urla uno degli addetti alla security) presa d’assalto da fotografi e critici in coda sulle scale dell’Hyatt. Comincia così la lunga giornata di George Clooney alla Berlinale in compagnia della sua Armata Brancaleone. Già, perché nella capitale tedesca l’attore americano arriva accompagnato dal cast quasi al completo (Matt Damon, Bill Murray, Jean Dujardin, John Goodman) del suo quinto film da regista The Monuments Men (nelle sale italiane dal 13 febbraio), fuori concorso al Festival di Berlino.
E l’incontro con gli addetti ai lavori diventa subito show: così dopo il trenino improvvisato al photocall, in sala Clooney e compagni si rimbalzano le domande dei giornalisti fischiettando la colonna sonora del film, scherzano su vociferate scorribande alcoliche della sera prima (“Siamo ancora ubriachi”) e alla fine c’è spazio anche per qualche risposta.

“Mi colpì molto il libro che Grant Heslov mi sottopose tre anni fa. E’ un film sicuramente meno cinico degli altri, finora ho fatto dei film piccoli e cinici. Questa volta i nostri riferimenti sono stati dei classici come ‘I cannoni di Navarone’ o ‘La grande fuga’”, racconta Clooney.
Tratto dall’omonimo romanzo di Robert M. Edsel e ispirato ad una storia vera, The Monuments Men racconta i tentativi di sette soldati dell’esercito americano – composto da direttori di museo, curatori, artisti, architetti e storici dell’arte – di recuperare i capolavori artistici trafugati dai nazisti. E’ così che una scombinata e non più giovanissima combriccola raggiungerà le linee del fronte durante la Seconda Guerra Mondiale, mettendo la propria vita al servizio della cultura nella speranza di salvare un patrimonio artistico millenario.

Una vicenda che secondo Clooney, regista, attore e produttore del film insieme a Heslov, “valeva la pena di raccontare”.
“Volevamo porre l’attenzione su una cosa mai fatta nella storia, con vincitori che non depredano, ma restituiscono le opere d’arte alle persone a cui appartenevano – spiega – Questo è il motivo per cui l’abbiamo fatto”.
E per realizzarlo c’era bisogno di un gruppo di “grandi attori che regalassero profondità e umanità ai personaggi”. E i grandi nomi sono arrivati permettendo a Clooney di confezionare un blockbuster molto diverso dalle sue prove precedenti. Forse più omologato, meno cinico e con qualche marcia trionfale di troppo.

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Elisabetta Bartucca

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