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Red Krokodil: Dipendenze…

Red Krokodil: Dipendenze…

Attraverso il suo ‘saggio visivo’ Domiziano Cristopharo  mostra con estremo realismo il dramma della mente umana  scaturito dall’abuso delle droghe sintetiche.

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Stavolta, più che in altre occasioni, è risultato agile attribuire una ben precisa definizione all’ultimo dei numerosi, sempre impegnativi, lavori di Domiziano Cristopharo (solo il secondo a raggiungere le nostre sale, va detto).
Un’analisi minuziosa e via via sempre più viscerale di una delle più pericolose sostanze stupefacenti che ci siano mai state. È giusto sottolineare che Red Krokodil non mira ad essere sostanziale strumento di denuncia verso il rapidissimo diffondersi di questa droga. Nel linguaggio tecnico ci troviamo di fronte ad un saggio visivo, con lo scopo di far conoscere agli spettatori una realtà drammatica che il più delle volte rimane celata, ma non per questo ci troviamo  di fronte ad un lavoro che si limita a puntare il dito verso lo sfacelo sociale pur qui suggestivamente esposto. Red Krokodil – anche se la condizione ‘riflessiva’ del cinema di Cristopharo si adatta a tratti allo status di ‘report’ – ha dalla sua infatti una rara capacità di trasformare un’orribile realtà quotidiana in qualcosa di artisticamente sublime, soffermandosi su  come l’uomo venga logorato non solo nella carne ma anche nel suo immaginario.

Lodevole l’abilità con cui il tutto viene fatto vivere allo spettatore.  Attraverso l’utilizzo di svariati elementi grotteschi e a tratti fiabeschi – che nel rappresentare il trip mentale del protagonista tendono sovente all’esoterico ma molto più spesso al claustrofobico –  Cristopharo riesce a turbare profondamente ma soprattutto ad affascinare il pubblico, mettendolo veramente nella condizione di riflettere su ciò che sta vedendo.
Siamo letteralmente dentro il “krokodil”, droga assai economica che può essere ‘fabbricata’ anche in casa e con effetti ben più forti di quelli dell’eroina, ne subiamo il potere, e viviamo il logorio del corpo di chi ne fa uso assieme alla più totale distruzione mentale.  È  encomiabile poi il modo in cui il regista si ostini a voler rappresentare nella maniera più approfondita possibile le conseguenze della dipendenza, ma soprattutto è lodevole la capacità di traghettare lo spettatore verso una catarsi attraverso i numerosi riferimenti filmici e ancor più pittorici (uno su tutti: il Cristo morto del Mantegna).

Un orrore perpetuo quello mostrato in Red Krokodil, con il rischio che lo spettatore poco abituato a questo tipo di visioni resti schiacciato in primis dalla negatività per lo più palese di immagini e suggestioni.
Un’occasione tuttavia importante per esortare il pubblico alla visione di lavori che aiutino a rendere sempre più labile la linea di confine tra il cinema ‘perimetrato’ negli ambiti del visibile e del conosciuto, e tutto ciò che è ‘altro’ e fa della ricerca il suo primo proposito.  Sarà allora difficile negare quanto Red Krokodil lanci indirettamente un messaggio positivo nella maniera più grottesca possibile. Citando lo stesso Cristopharo: “La realtà a volte è più forte della fantasia”.

Alessio Giuffrida

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La redazione

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