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I, Frankenstein: I nuovi mostri

I, Frankenstein: I nuovi mostri

In sala dal 23 gennaio un nuovo action fantasy sul filone di Underworld e Blade, con Aaron Eckhart nel ruolo della creatura mostruosa nata dalla penna di Mary Shelley.

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Torna il nome, tornano le cicatrici, se ne vanno invece l’andatura claudicante e gli stracci di feltro, sostituiti per l’occasione da evoluzioni alla Matrix e felpe col cappuccio. Non ce ne vogliano i fan della tradizione, è solo l’ultimo incarnato di una delle creature più famose dell’immaginario horror, che qui ritorna in una versione particolarmente apocrifa. Si tratta di I, Frankenstein, seconda prova alla regia per l’australiano Stuart Beattie che deve la sua fama nell’ambiente più alla penna (ha firmato la sceneggiatura di Collateral e creato i personaggi de I Pirati dei Caraibi) che non alla macchina da presa (aveva esordito nel 2010 con il fantascientifico Il domani che verrà).

Stavolta il regista-sceneggiatore si cimenta nell’adattamento di un fumetto di Kevin Grevioux, attore, fumettista e creatore della saga di Underworld. E questo seguito spurio più che dal romanzo di Mary Shelley prende le mosse proprio dalle avventure di Kate Beckinsale e soci, sostituendone però i fattori. E così in uno slancio di scarsa originalità le guerre tra vampiri e licantropi lasciano il posto a un conflitto tra demoni e gargoyle nel quale un ruolo centrale recita proprio la creatura di Frankenstein che, per l’occasione, si guadagna anche un nome di battesimo, Adam.

Il resto è solamente un campionario di goticismi da fumetto. Cattedrali, vetri istoriati, guglie, vicoli bui e appartamenti più da squatter che da bohèmienne, il tutto ambientato in una città tanto generica e tanto deserta da avere la profondità della quinta di un palcoscenico.
Qualche limite emerge anche dal punto di vista della concept art e degli effetti speciali, ma sembra tutto giustificato da un budget (36 milioni di dollari) davvero misero per una pellicola che si propone di mettere in scena battaglie campali tra creature fantastiche. Né d’altro canto Beattie riesce a raffinare in fase di scrittura del materiale dalla grana molto grossa, la cui colpa principale è proprio quella di non volersi discostare neanche di un millimetro dal canovaccio di illustri predecessori (Underworld appunto, ma anche Blade) sperando di imitarne anche i successi.

Per quel che riguarda gli interpreti la sensazione è che Aaron Eckhart (Il Cavaliere Oscuro e Nella società degli uomini) si sia fatto sedurre dall’idea di interpretare un ruolo dal nome – almeno quello – tanto illustre e che si sia divertito a imparare l’arte del combattimento Kali ma per il resto si limiti a ingrugnire il viso ad ogni primo piano. Fanno il loro compitino da comprimari anche il villain Bill Nighy, veterano di Underworld e seguiti (ma anche interprete di Love Actually e tanti altri film), e Yvonne Strahovski, volto televisivo di Dexter e Chuck, che però con ogni probabilità dovrà aspettare occasioni migliori per lanciare la sua carriera al cinema.

Marcello Lembo

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