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La mia classe: Loro ci mettono la faccia!!

La mia classe: Loro ci mettono la faccia!!

Daniele Gaglianone e Valerio Mastandrea orchestrano una interessante operazione di cinema del reale. Una classe di italiano per stranieri irrompe nelle nostre sale e in un mondo del cinema che non può non fare i conti con la realtà della vita.

3stelleemezzo

Cosa succede se la vita irrompe prepotente nella finzione del cinema, e cosa succede se il cinema prova ad imbrigliare, veicolare, restituire il senso vero di fatto realmente accaduto?
Domande di notevole complessità e spessore che un film prova a porsi, cercando non tanto risposte ma una sfida, quella si.
Daniele Gaglianone nelle sue note di regia sottolinea: “Fare questo film è stata un’esperienza unica: tutti i giorni ripetevo sul set che stavamo rischiando grosso ma ne valeva la pena, perché il film o funzionava od era inguardabile. Non c’erano vie di mezzo. Mi ha accompagnato e dato coraggio, la riflessione di un poeta e scrittore russo del Novecento, Daniil Charms, secondo cui le uniche poesie che vale la pena scrivere sono quelle con dei versi che se si prendono e si tirano contro una finestra, il vetro si deve rompere.”
Ma dove sta il rischio contenuto nel film?
La mia classe ri-costruisce una classe di italiano per stranieri, in cui uno straordinario prifessore come Valerio Mastandrea insegna italiano ad un gruppo di italiani di seconda generazione, immigrati, rifugiati, uomini e donne accomunati dal fatto di avere tutti una incredibile carica di drammaticità alle spalle, ma tutti o quasi dotati di una propositivuta’ entusiasmante.
Dunque un attore –vero– impersona un maestro –finto– che dà –finte– lezioni di italiano ad una classe di stranieri –veri– che mettono in scena se stessi. Sono extracomunitari che vogliono imparare l’italiano, per avere il permesso di soggiorno, per integrarsi, per vivere in Italia. Arrivano da diversi luoghi del mondo e ciascuno porta in classe il proprio mondo. Ma durante le riprese accade un fatto per cui la realtà prende il sopravvento. Il regista dà lo ‘stop’, ma l’intera troupe entra in campo: ora tutti diventano attori di un’unica vera storia, in un unico film di ‘vera finzione’. Uno degli attori -fatto realmente accaduto prima dell’inizio della lavorazione – viene allontanato dal set in fase di allestimento perché sprovvisto di permesso di soggiorno. Cosa faranno gli altri, colleghi, amici, troupe, regista, produzione, il Maestro Mastandrea?
Questo sta nel cuore di un film di cui non serve svelare altro che la straordinaria forza, creativa, espressiva, umana. Ecco, il coraggio per il circo del cinema di interrogar si sulla vita reale, innervandola con quella ri-costruita ogni giorno, e ancora e ancora e ancora, da più di cent’anni sui set di tutto il mondo. Una bella prova per gli attori non attori, per i professionisti come Valerio Mastrandrea, sempre piu’ capace di orientare in maniera personale e civile la sua carriera, e per tutto il carrozzone di una produzione cinematografica, in cui il regista decide di metterci la faccia.

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