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Margarethe Von Trotta, una magnifica Hannah Arendt

Margarethe Von Trotta, una magnifica Hannah Arendt

Applauditissimo all’anteprima del Bifest, lo scorso anno a Bari, Hannah Arendt, film della regista di Anni di Piombo e Rosenstrasse, arriva finalmente in sala dal prossimo 27 gennaio.
La vicenda della grande filosofa tedesca, teorizzatrice della ‘banalità del male’, incanta tutti.
Margarethe Von Trotta e Barbara Sukova raccontano così il personaggio controverso ed affascinante di Hannah Arendt. Tra aneddoti dei più stretti collaboratori ancora in vita e una certosina ricostruzione storica, quello che emerge è un quadro unitario e coraggioso della figura di una donna, che è anche filosofa ed intellettuale.

Conosceva Hannah Arendt?
Barbara Sukova: Quando Margarethe mi ha proposto la parte si trattava del sesto ruolo insieme. Siamo molto curiose, e non amiamo cercare il successo commerciale, piuttosto raccontare una storia. Non sapevo molto sul personaggio. Conoscevo l’intellettuale, il gigante, avevo un certo timore nell’affrontare Hanna Arendt, ma la sfida era troppo allettante.

Dopo tanti anni insieme professionalmente ancora c’è timore nel chiedere di interpretare un ruolo?
Margarethe Von Trotta: Può far paura affrontare un gigante intellettuale, non è immodestia, è realtà. Ci prendiamo per mano io è Barbara ed insieme abbiamo la forza di arrivare alla fine del tunnel, non sapendo se c’è realmente la luce alla fine.

Come è entrata nei panni di Hanna Harendt?
B. S.: Ho cercato di conoscerla il più possibile, leggendo biografia, lettere, ma un’attrice deve andare più a fondo nella vita privata per rendere a pieno un personaggio nella sua sfera privata. Ho dovuto investigare, conoscere chi l’ha conosciuta davvero, per interpretare una donna a 360 gradi, la filosofa e la donna tutto insieme. Ho letto ma soprattutto ascoltato i suoi discorsi su youtube, per capire come rendere il suo accento tedesco al meglio sul mio inglese, insomma è stato un lavoro duro ma affascinante.

Ha anche imparato a giocare a biliardo, banalmente….
B. S.: Sì, ho inserito un biliardo nelle richieste fatte alla produzione. Ho anche imparato a giocare niente male, per poi effettivamente perdere nel film…

Come si abbandona la tecnica per rendere l’anima del personaggio?
B. S.: Io ho una mia sensibilità, una mia indentita’ che non posso abbandonare ovviamente. I ruoli sono scritti a parole, poi li devi interpretare. Quello che cercò di fare con il mio lavoro però è una cosa molto misteriosa, che ancora dopo tanti anni non riesco a spiegare a me stessa. Cercò di mescolare la mia anima con quella del personaggio. Poi ci sono le interazioni, con il regista, con gli sceneggiatori, che con il proprio passato, con i propri ricordi, con i sogni, che diventano un nuovo carattere…

Come avete cercato di rendere non solo la Grande Storia, ma anche la quotidianità della filosofa?
B. S.: Ci vuole un grande lavoro di ricerca. Ci siamo basati su una biografia di una studentessa di Hanna, poi abbiamo incontrato un suo ultimo assistente universitario, insomma abbiamo cercato di ricostruire fedelmente i dettagli. Certo questi non si trovano nelle biografie, con il loro aiuto abbiamo capito che tipo di colore aveva la tappezzeria del suo appartamento, il suo rossetto, se giocava a biliardo, se beveva e cosa beveva. Abbiamo provato a ricreare il mondo che girava intorno ad Hanna. Era molto importante lasciare le due lingue di Hannah, il tedesco e l’inglese del l’emigrante, dell’apolide. Senza spiegare basta ascoltare…

Margarethe, ha cercato di dare un aspetto umano, più dolce se possibile della Arendt?
M. V. T.: Lei aveva due grandi amori, suo marito ed il filosofo Heidegger, abbiamo cercato di raccontarli entrambi, tra fermezza, durezza, confronto intellettuale e passione. In questo c’era senza dubbio anche la dolcezza.

E lei, Barbara, cosa ne pensa ?
B. S.: Non credo che Hannah fosse fredda. Aveva scritto sull’amore visto da Sant’Agostino. L’amore si rovina se si trascina nel mondo esterno. Dalle lettere al marito traspare una vera passione, ecco perché abbiamo voluto restituirla nel film. Poi era un genio dell’amicizia, organizzava cocktail letterari, incontri, discussioni, amava confrontarsi con gli altri.

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La redazione

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