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Faenza: “Gli esercenti hanno paura del mio film”

Faenza: “Gli esercenti hanno paura del mio film”

Roberto Faenza torna a parlare di olocausto, ma lo fa in maniera diversa, raccontando la voglia di speranza e di amore, la voglia di ricominciare. “Eppure – spiega – quando si parla di Auschwitz gli esercenti hanno una sorta di paura, pensano che il film sia necessariamente cupo e pesante. E a volte neanche lo vedono, che poi è come se un commerciante non vedesse la merce che vende”. La paura però si traduce in un effetto poco piacevole, alcuni cinema si sono ritirati nonostante gli accordi presi e hanno deciso che non proietteranno il film in uscita il 16 gennaio. Per ora quindi Anita B. verrà distribuito in circa 20-30 copie. Almeno in Italia, perché è già prevista una distribuzione in Nord America e si sta lavorando anche per l’Europa.

“A me non va di fare la vittima – continua Faenza – però a essere restrittivi si finisce per fare un torto al pubblico”.
Quanto alla scelta del soggetto Faenza racconta di essere stato incantato dal libro, ‘Quanta stella c’è nel cielo’, di Edith Bruck. “Me lo ha consigliato Furio Colombo. E mi ha colpito perché non era la solita storia sull’olocausto, il personaggio di Anita poi mi ha ricordato quello di Eduardo in ‘Napoli milionaria’ che tornava dalla guerra e al posto di essere celebrato come eroe veniva evitato e guardato con sospetto da tutti”.
Ha colpito perché è un elogio della memoria “e l’Italia, forse per colpa della sua cultura televisiva, è un paese che non ha memoria”
E di certo la storia è arrivata anche al cuore degli interpreti, a cominciare dalla protagonista, Eline Powell. “L’olocausto lo studiamo a scuola, vediamo immagini orribili, leggiamo le statistiche – racconta con voce esile e occhi da bambina –  ma quando ho avuto lo parte ho deciso di approfondire l’argomento ed è solo quando ho visitato un campo di concentramento in Belgio che ho sentito su di me tutto il freddo di quella tragedia”Accanto a lei Robert Sheehan, il ragazzo irlandese protagonista di Misfits, che elogia invece i personaggi. “La loro forza è quella di non essere solo buoni o solo cattivi. Ma di avere dentro sia la luce che le tenebre e sono quelli i personaggi che preferisco interpretare”.

Nel cast c’è anche qualche volto noto, come quelli di Moni Ovadia, di Jane Alexander, o di Andrea Osvart, modella e attrice ungherese, valletta di Sanremo, anno 2008. “Il mio amore è stato sempre il cinema – dice – e dopo il festival ho deciso di lasciare l’Italia per un po’ perché la mia faccia era troppo legata alla tv e a me la tv non piace. Quando poi ho saputo che Roberto stava preparando un film tratto dall’opera della Bruck gli ho detto che dovevo avere una parte, perché la Bruck è ungherese come me e i personaggi sono ungheresi”.
Il prossimo appuntamento è in sala quindi, giovedì. Ma poco più avanti ce ne è un altro, forse più importante. Il film sarà proiettato allo Yad Vashem, il museo della Shoah, in occasione del giorno della Memoria, questo forse è il riconoscimento più importante.

Marcello Lembo

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La redazione

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