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Anita B: c’è vita dopo la guerra

Anita B: c’è vita dopo la guerra

Adattando un romanzo di Edith Bruck, Roberto Faenza ci racconta il lento e difficile ritorno alla normalità dopo gli orrori della guerra e dell’olocausto. Dal 16 gennaio al cinema.

2stelle

La vita dopo la morte. Ma qui il percorso è metaforico, non spirituale. E per tornare alla vita dopo la morte, rappresentata dalla guerra e dall’olocausto, la giovane Anita B., protagonista del lungometraggio omonimo di Roberto Faenza, ha bisogno di una compagna di viaggio che sembra sgradita a molti degli altri personaggi, la memoria.
Faenza, veterano del cinema del Belpaese che non ha mai disdegnato qualche escursione all’estero, adatta il romanzo ‘Quanta stella c’è nel cielo’ dell’italo-ungherese Edith Bruck in una sceneggiatura firmata insieme alla stessa Bruck e a Nelo Risi. E nel raccontare la storia di una sopravvissuta ad Auschwitz, non si sofferma sulla tragedia ma sulla voglia di ricominciare a vivere, ad amare, scegliendo però un personaggio che si fa anche paladino della memoria contro chi, vuoi per dolore, vuoi per senso di colpa, quel passato vorrebbe non solo lasciarlo alle spalle ma anche dimenticarlo.

In questa versione alla rovescia del mito di Orfeo (dove il cantore, per riportare dagli inferi la sua Euridice, era costretto a seguire il percorso senza guardarsi indietro) le trappole però sono dietro l’angolo e il risultato incespica già dalle prime battute. Nella prima mezz’ora un certo eccesso didascalico finisce per appesantire e rendere poco naturali i dialoghi che si trasformano con frequenza in mini lezioni di storia a uso e consumo dello spettatore, in seguito qualche scena (l’incontro di Anita con una giovane pianista) sembra cadere dalle nuvole forse a causa di un adattamento cinematografico costretto a troncare per motivi di tempo lo sviluppo più armonico del romanzo.

A qualche ombra però si contrappone pure la luce. Come quella soffusa dei duetti tra la protagonista e il giovane Eli, fascinoso e amareggiato guascone. Scene cariche di sensualità e dolcezza, perfettamente catturate dal direttore della fotografia Arnaldo Catinari, già collaboratore di Moretti, Soldini, Muccino e Virzì e accompagnate dalle musiche composte da Paolo Buonvino.
Ma anche la luce degli occhi dei due protagonisti, la giovane Eline Powell (scoperta da Dustin Hoffman per il suo Quartet) nel ruolo di Anita e Robert Sheehan (teen star irlandese tra i protagonisti della serie tv Misfits) in quello di Eli. Sicuramente tra le note più positive del film che vedeva nel cast anche le guest star di volti noti come Moni Ovadia e Jane Alexander.

Marcello Lembo

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La redazione

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