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Lo sguardo di Satana – Carrie: Gli horror a volte ritornano

Lo sguardo di Satana – Carrie: Gli horror a volte ritornano

Il romanzo d’esordio di Stephen King torna sul grande schermo a quasi 40 anni di distanza, in una versione cucita addosso alla stellina Chloë Grace Moretz. In sala dal 16 gennaio.

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Anno 1976, esce Carrie – Lo sguardo di Satana, piccolo film horror tratto dal romanzo d’esordio di uno sconosciuto scrittore del Maine. Al botteghino, a dispetto di ogni aspettativa, è un successo che contribuisce al lancio di un regista che cercava già da un po’ di farsi strada. Quasi 40 anni dopo il regista, Brian De Palma, è considerato un maestro, lo scrittore, Stephen King, detiene il record mondiale di copie vendute e con ogni probabilità sarà ricordato come uno dei più grandi del suo tempo. Più in sordina invece, nelle sale cinematografiche, esce Lo sguardo di Satana – Carrie, remake di quel piccolo film che tanto ha rappresentato nella carriera di King e di De Palma.
Stavolta dietro la macchina da presa c’è Kimberly Peirce, regista nota soprattutto per il dramma androgino Boys don’t cry del1999. Il ruolo della protagonista, la liceale disadattata e con poteri telecinetici Carrie White, spetta invece alla stellina di Kick-Ass e Hugo Cabret, Chloë Grace Moretz. Purtroppo per loro però l’inversione dei fattori (titolo e sottotitolo, in questo caso) cambia anche il risultato dell’operazione che ci guadagna in effetti (speciali) ma che si perde un po’ le cause.

La sceneggiatura elaborata da Roberto Aguirre-Sacasa (attivo soprattutto in tv con la serie Glee) a partire dal primo storico adattamento, quello di Lawrence D. Cohen per il film di De Palma, aggiorna la vicenda ai giorni nostri. Ma se questo da un lato permette di aggiungere pathos al caso di bullismo che fa da premessa al film (il cui effetto è moltiplicato da cellulari, social network, Youtube e così via) dall’altro finisce per rendere più obsoleto e meno credibile il personaggio della madre di Carrie, una Julianne Moore che nel ruolo della fanatica religiosa riesce a essere visivamente inquietante ma a cui tocca un campionario di battute che sfociano spesso nel ridicolo involontario.
Il vero difetto di questo nuovo adattamento è quello di puntare forse troppo sulla parte finale – quella con gli effetti speciali per intendersi – trascurando le battute iniziali che della scena madre del ballo scolastico avrebbero dovuto essere le solide premesse e che invece sembrano un pretesto da buttare là il più in fretta possibile per arrivare al dunque. E così la scoperta dei poteri di Carrie scivola via senza colpo ferire come la battuta sulla loro possibile origine ereditaria,  e i personaggi di contorno, i belli e buoni Sue e Tommy, i belli e cattivi Christie e Billy, restano appunto personaggi di contorno; e  anche quando il dunque arriva si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un prodotto interessato solo alle dinamiche del genere (horror, venato di gore) piuttosto che non al nuovo adattamento del romanzo d’esordio di uno degli scrittori più importanti dei giorni nostri.
In tutto questo la meno colpevole è proprio la Moretz che forse non avrà lo stesso sguardo catatonico e disorientato che aveva Sissy Spacek negli anni ’70 ma che comunque ce la mette tutta a interpretare quella che di fatto è solo una versione violenta e sanguinaria della fiaba del brutto anatroccolo che poi diventa cigno.

Marcello Lembo

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