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Il futuro: La sbadatezza di una gioventù abbandonata

Il futuro: La sbadatezza di una gioventù abbandonata

Alicia Scherson ci illustra la storia travagliata di due ragazzi cileni orfani di padre e madre attraverso un noir tratto da ‘Un romanzetto lumpen’ di Roberto Bolaño.

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E’ una coproduzione tra Italia, Cile, Germania e Spagna il terzo lungometraggio di Alicia Scherson. L’intero lavoro ruota su un vero e proprio racconto di formazione contrappuntato da inverosimili e sbandate giovinezze, animate da un susseguirsi di dialoghi  “a voce soffusa”.  Molto rimarcata l’evidente difficoltà esistenziale dei due personaggi, caratterizzata da quell’incoscienza giovanile che il più delle volte lede l’etica morale del singolo.  Quasi una provocazione quella della Scherson nell’intitolare questo suo ultimo lungometraggio Il Futuro.
Accettabili e abbastanza in linea coi personaggi, le interpretazioni di Manuela Martelli,  melensa e tormentata dall’inizio alla fine, e di Luigi Ciardo , fragile e vittima di un destino beffardo. Ad incentivare il disagio esistenziale del cast,  è la figura trasgressiva e subdola di Nicolas Vaporidis che, sollecitando animatamente la totale confusione mentale dei due fratelli, la tramuta in incoscienza pura.
Profonda l’interpretazione di Rutger Hauer che, in linea con il personaggio di BiancaManuela Martelli – rappresenta una figura di riferimento, quasi paterna , “metronomo” in un contesto altamente sregolato. Il Futuro è decisamente un lavoro impegnativo, volutamente incentrato sul dramma esistenziale di due orfani immigrati senza riferimenti, vittime e carnefici di se stessi. Il fatto di aver voluto rappresentare filmicamente il celebre scritto di Roberto Bolaño, ‘Un romanzetto lumpen’,  con caratterizzazioni lievi ma profonde, intinte da un malcontento “plumbeo”, difficile da superare, rendono audace la scelta registica della Scherson.  Anche se la prima parte stenta a causa di dialoghi non proprio degni di nota, la seconda parte acquisisce quella chiarezza che lo spettatore andava ricercando fin dall’inizio.
Il film rimane un lavoro incompleto, che lascia irrisolti spunti difficilmente colmabili, ma nonostante tutto è innegabile il coraggio registico nel voler approfondire la mentalità adolescenziale di oggi, soprattutto se travagliata,  evidenziando l’impudenza più totale nel voler in qualche modo cambiare ciò che non potrà mai essere cambiato.  Una Scherson quasi sociologa, che però deve assolutamente migliorare.

Alessio Giuffrida

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