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I sogni segreti di Walter Mitty: Il risveglio della generazione X

I sogni segreti di Walter Mitty: Il risveglio della generazione X

Nuova impresa da regista per Ben Stiller che si toglie la maschera da comico e riprende il filo lasciato negli anni 90 con Giovani, carini e disoccupati. Nelle sale dal 19 dicembre.

4stelle

Vent’anni di differenza e sentirli tutti. Era il 1994 quando nei cuori di una generazione tanto indefinibile da essere definita “X” fece breccia Giovani, carini e disoccupati, una commedia romantica a suon di rock diretta dal semi esordiente Ben Stiller. A fine 2013, quando esce I sogni segreti di Walter Mitty, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e insieme all’acqua è passata anche una sfilza di successi per quel giovanotto dall’aria allampanata. Da Tutti pazzi per Mary a Una notte al Museo, da Ti presento i miei a Zoolander, seconda prova registica cucita addosso a un personaggio diventato nel frattempo simbolo dell’umorismo demenziale.

A quasi 50 anni però Stiller sogna qualcosa di diverso come il suo Mitty, figura di riferimento dell’immaginario americano sin dal 1939 quando lo scrittore James Thurber pubblicò sul ‘New Yorker’ il racconto che lo vedeva protagonista. Ecco allora che l’attore si toglie la maschera, la mascherina in questa caso, e decide di vivere il suo sogno che nel nuovo adattamento (ne esiste già una versione cinematografica del ’47) non è solo l’evasione impossibile di un impiegato frustrato ma una sorta di romanzo di ri-formazione e ri-scoperta per quella generazione strana che forse i suoi sogni se li era chiusi in un ripostiglio insieme agli skateboard, alle pettinature alla mohicana e alle videocassette di Giovani, carini e disoccupati.

Non è un caso dunque se lo sceneggiatore Steve Conrad (Alla ricerca della felicità e The Weather Man) trasformi a poco a poco i sogni di questo malinconico archivista di Life Magazine, in una ricerca dell’avventura vera e trasformi la sua vita in qualcosa che non può essere racchiuso nel profilo di un social network. Stiller, dal canto suo, ci mette il vigore che solo un uomo che ritrova l’entusiasmo può avere, mostrando una grande inventiva nella creazione delle immagini e chiamando a raccolta tutto il potere di Hollywood, tanto che i sogni e le avventure di Walter diventano improvvisi spezzoni di kolossal inseriti in quello che in fondo è solo una commedia romantica. Tra gli effetti speciali degni del miglior Emmerich, certe inquadrature che ricordano le favole stralunate di Wes Anderson e i maestosi paesaggi dell’Islanda, della Groenlandia e dell’Himalaya perfettamente catturati dal direttore della fotografia Stuart Dryburgh (collaboratore abituale di Jane Campion), il mix di generi risulta piacevole e originale e non stonano troppo neanche le (rare) scene in cui Stiller preferisce comunque vestire i panni più facili e comodi dell’umorismo demenziale (la mini parodia de Il curioso caso di Benjamin Button, ad esempio).
Se a tutto questo aggiungiamo anche una colonna sonora particolarmente azzeccata – che spazia dall’indie rock degli ‘Of Monsters and Men’ ai grandi classici di David Bowie – e un cast in palla tra cui spicca uno Sean Penn fotografo e filosofo che sembra aver colto il senso della vita, allora il gioco è fatto e vale decisamente la candela.

Marcello Lembo

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