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Lo Hobbit – La Desolazione di Smaug: Il drago soffia in hd

Lo Hobbit – La Desolazione di Smaug: Il drago soffia in hd

E’ tempo di maghi, draghi, nani ed elfi rigorosamente in alta risoluzione. Dal 12 dicembre al cinema si torna nella Terra di Mezzo per il secondo capitolo della nuova saga diretta da Peter Jackson.

3stelle

Anche quest’anno Natale è tempo di Hobbit. E 365 giorni dopo Peter Jackson riapre lo scrigno delle meraviglie di J.R.R. Tolkien per condurci in una nuova escursione nella Terra di Mezzo al seguito del giovane Bilbo Baggins e dei suoi amici, tra conoscenze vecchie e nuove. Lo Hobbit – La Desolazione di Smaug, secondo capitolo di questa trilogia prequel, come il suo predecessore non lesina in nulla, soprattutto sul tempo di durata. Ecco quindi due ore e 41 minuti di avventura, azione, effetti speciali e tutto il resto. Però l’impressione è che questa nuova fatica, pur mancando di una scena madre potente e inquietante come la sfida degli indovinelli del primo film, regga tutto sommato meglio i due giri e mezzo di orologio, grazie soprattutto a una struttura narrativa meno episodica, a un cast di personaggi più nutrito e in generale a un allargamento dell’obiettivo che ci permette di scoprire nuovi angoli del mondo creato dallo scrittore sudafricano e reimmaginato dai due concept artist/illustratori Alan Lee e John Howe.

Jackson rinuncia alle canzoni disneyane, dà più spazio ai paesaggi maestosi della Nuova Zelanda e meno al green screen, senza però scordarsi scene d’azione letteralmente vorticanti (quella dei barili, su tutte) e la figura del drago Smaug che sfrutta la mimica facciale – catturata con tecnica digitale – e la voce profonda di Benedict Cumberbatch. La sceneggiatura firmata dal regista insieme alle collaboratrici abituali Fran Walsh e Philippa Boyens e all’altro regista poi fuoriscito Guillermo Del Toro, non è priva di pecche, a cominciare da un finale eccessivamente tronco per gli standard cinematografici e a qualche eccesso di action che a volte sembra sforare in un immaginario da videogame, ma ha dalla sua un buon ritmo e qualche scena di vera tensione (la ricerca della gemma nella sala del drago addormentato).
Gli attori, dal canto loro, mantengono il registro imposto dal primo episodio. Martin Freeman nel ruolo principale alterna gli sguardi spaesati alle imprese incoscienti, Richard Armitage continua a mostrarci un degno principe dei nani.

Di Ian McKellen-Gandalf inutile dire, come pure del redivivo Orlando Bloom che torna a vestire i panni di Legolas. L’Evangeline Lilly di Lost invece sembra sentire troppo la responsabilità di essere l’unico personaggio femminile del film (se si escludono due bambine e un frame di Cate Blanchett) e si limita a sfoggiare un viso che sembra già di suo appartenere a una soave creatura dei boschi, mentre il Luke Evans di Fast & Furious 6 e del prossimo remake de Il Corvo, si cala con convinzione nella parte di un eroe riluttante a sfidare i fantasmi del proprio retaggio.
Un capitolo a sé merita invece l’aspetto tecnico. Il film è stato girato in 3d a 48 frame al secondo. La risoluzione è altissima e rende al meglio in un cinema che disponga di un sistema high frame. L’impatto delle immagini in molti casi è incredibile, però, specie nelle scene più movimentate, l’eccesso dei particolari visibili anche in velocità lascia una sensazione di innaturalezza  almeno per la prima parte del film. Premesso comunque che Jackson sembra divertirsi molto di più a giocare con le profondità delle tre dimensioni rispetto al primo capitolo il dibattito sull’effettiva efficacia visiva di questa tecnica resta aperto.

Marcello Lembo

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