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Un fantastico via vai: Pieraccioni si racconta

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Cinquecento copie per il ritorno di Leonardo Pieraccioni. Così il regista de Il ciclone si prepara alla battaglia dei titoli natalizi; dal 12 dicembre 01 Distribution porterà in sala Un fantastico via vai, una commedia che riecheggia i toni del suo esordio, I laureati. Ma con qualche acciacco in più…

Come non ripensare a “I laureati”? Lo citi anche nella scena di una corsa per non pagare il conto al ristorante…
Questo film nasce dai tanti incontri con ragazzi universitari tra i venti e i venticinque anni a cui voglio davvero molto bene, sono così belli per quella luce negli occhi e l’energia fantastica che emanano.
Paolo iniziò a raccontarmi l’idea di un signore di cinquant’ anni buttato fuori di casa dalla moglie e che si ritrova a vivere con degli universitari; il suo andare in casa con gli studenti rappresenta un momento di grande tenerezza, Arnaldo è un po’ una macchina che torna indietro nel tempo. In quella corsa c’è il riassunto di tutto il film: a 29 anni si scappava a piè veloci, ora l’età c’è, si corre con il fiato corto e c’è la figuretta, il cinquantenne con la macchina bassa e la ventenne al fianco,  che fa anche tristezza.

Questa volta ti accompagni a Paolo Genovese. Quanto ha contato questa nuova avventura?
Tanto. Con Giovanni Veronesi avevamo tutto un altro metodo: prima scrivevamo e poi recuperavamo i personaggi. Con Paolo invece imbrigli subito la storia, la scrittura è stata più rigorosa mentre con Giovanni era un momento di grande carnevale, molto naif che ha dato comunque i suoi frutti gloriosi. Stando uno a Firenze e l’altro Roma, spesso comunicavamo a distanza; ci siamo scambiati molte mail notturne con idee che elaboravamo in seguito, è stato come montare con Avid: per la prima volta vedi il film da spettatore, al contrario di quando invece si era costretti a montare inquadratura per inquadratura e non si riusciva a vederlo mai nella sua interezza.

Come sono cambiati gli universitari da “I laureati” ad oggi?
Sono sempre gli stessi e sempre lo saranno, i social network hanno solo cambiato il loro modo di comunicare. Il ventenne è cuore, passione, energia, è uno tsunami di emozioni fortissimo; i ragazzi di questa storia vivono le stesse emozioni che io, Giorgio e Carlo Conti vivevamo a vent’anni, quando io sapevo che non avrei fatto a vita il magazziniere e lui sapeva che non avrebbe finito per fare il banchiere. Credo che le emozioni dai 20 ai 25 anni siano quelle che poi diventano tatuaggi.

Chi temi tra i film di prossima uscita?
Lo Hobbit, che piace a bambini e grandi. Ma noi abbiamo Ceccherini!

Tante commedie tra i titoli italiani. Come spieghi questa scelta?
C’è sempre voglia di ridere, c’è sempre stata dal dopoguerra in poi. Checco è un attore comico iper efficace, ho visto “Sole a catinelle” e lui è un attore che mi piacerebbe tantissimo avere. Lo avevo anche chiamato, ma era impegnato a girare il suo film.

E la canzone ripresa poi nei titoli coda?
Scrivo canzoni da quando ho iniziato a fare cabaret; questa mi è venuta particolarmente bene, era appena nata mia figlia. Quando ti nasce un figlio hai un arcobaleno in casa, una volta la mia bambina fece una risata sana di quelle che solo i bambini sanno fare. Non avevo mai sentito una risata così perfetta, così ho scritto il testo e l’ho fatto musicare. È la prima volta che una mia canzone finisce in un film.

About the author
Elisabetta Bartucca

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