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Blue Jasmine: La vie en bleu

Blue Jasmine: La vie en bleu

Woody Allen dirige la magnifica Cate Blanchett in un ritratto femminile dalle tinte blu. Amaro ma con stile.

4stelle

Blu come il mare profondo. Blu come il cielo sconfinato. Bue come i suoi occhi profondi e sconfinati. Blu come lei, Jasmine French, il gelsomino notturno, che vive bene di notte, perfetta signora dei party e delle feste raffinate. Al buio. Per nascondere ciò che realmente è, per nascondere ciò che realmente lei stessa vede. Blu come la luna della famosa canzone, leit motiv di tutto l’ultimo bellissimo film di Woody Allen, Blue Jasmine (in sala dal 5 dicembre). Maestro dell’io, Maestro del racconto, Maestro del dipinto. Femminile in particolare. La sua nuova e incantevole musa è Cate Blanchett, divina nella sua eleganza, altezzosità e spontanea regalità. Blu come il sangue dei nobili, il sangue che sembra scorrere nelle sue vene. Un personaggio complicato, triste, che di primo acchito il pubblico potrebbe non amare, forse giudicandolo: per la sua ricchezza smisurata, prima; per la difficoltà di vivere senza, dopo. Un personaggio forte in apparenza ma di una debolezza sconcertante in verità. Un filo sottile la separa dalla follia totale, da un gesto inconsulto, dal baratro. La sua vita era perfetta. Ora non lo è più. È una vita difficile, quotidiana, normale. Fatta di persone semplici, come sua sorella Ginger, cassiera di un supermercato, divorziata con due figli, fidanzata con un meccanico rozzo e belloccio.
Una vita fatta di persone reali, che vivono nella realtà, mentre lei, la Blue Jasmine, vive nella sua parallela convinzione che le cose vadano come lei vuole. Vive nella maniera più facile, girandosi dall’altra parte. Lo faceva prima, quando il marito bello e ricco – un Alec Baldwin in gran forma – la tradiva persino con la personal trainer e truffava chiunque pur di mantenere uno standard di vita a dir poco da celebrità. Lo fa ora quando la sua vita semi-ricostruita torna a incrinarsi. Si gira dall’altra parte. Perché una volta Jasmine conosceva le parole di quella canzone, ma ora le parole sono sottosopra, sono girate dall’altra parte anche loro.
Allen ritrae il suo alter ego femminile, che parla da sola pur di sfogarsi, che gesticola nervosa, piena di paranoie, insicurezze, in cerca di essere solo protetta e accettata, ma con meno ironia. Quasi nulla per la verità. Amara realtà, evidente fantasia, la stessa che mostra la personalità della protagonista attraverso i suoi ricordi. Perché, come dice la Blanchett: “Le nostre fantasie sono sempre molto più grandi di quello che siamo realmente”. Jasmine French, con la sua superficialità e la sua disattenzione si è resa artefice del suo stesso tragico destino. È stata la rovina di se stessa. Allen ci vuole dire proprio questo, che bene e male sono dietro l’angolo, mai girare la testa.

Giulia Oppia

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