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Come il vento: Una vita senza condizionale

Come il vento: Una vita senza condizionale

La vita di Armida Miserere, una delle prime donne direttrici di carcere in Italia, si trasforma in un dramma dallo sfondo sociopolitico cucito addosso alla sua protagonista: Valeria Golino. Nelle sale dal 28 novembre.

2stelle

Non dietro le sbarre ma a fianco. A fianco di chi ci lavora, a fianco di chi spera, ma a fianco anche dei misteri e dei crimini che si nascondono in una cella. In “Come il vento” Valeria Golino ci guida lungo le tappe della vita di Armida Miserere, una delle prime donne direttrici di carcere in Italia, in un viaggio personale e non solo.
Il regista Marco S. Puccioni – qui alla terza prova – scandisce i diversi momenti della sua storia che si dipana per oltre 15 anni in una girandola di carceri e location quasi sempre riprodotte con piglio da cartolina. Iniziando in media res ai piedi della montagna di Sulmona, portandoci a Pianosa, all’Ucciardone, al carcere di Lodi e così via per un film che inizia come un giallo, prosegue come un film drammatico, avanza incespicando nei territori dell’impegno antimafia e che sul finale si ricorda del giallo e del dramma.
Tante, troppe cose forse e lo stesso vale per la ricostruzione di una protagonista di sicuro molto sfaccettata. E così nell’impresa di descriverci il dramma di una donna rimasta sola dopo la misteriosa uccisione del compagno, troppi elementi vengono aggiunti in maniera marginale, tanto da sembrar messi lì più per dovere di cronaca che per esigenze narrative. All’impegno politico della protagonista è dedicata solo una scena, così come a una scena è ridotto il tema della violenza nelle carceri. E se l’idea di fondo era quella di creare un mosaico dall’unione di tanti piccoli spezzoni la sensazione è che l’amalgama non sia forte a sufficienza.
Resta dunque il filo conduttore della solitudine e del dramma che è anche quello su cui sembra puntare la Golino la cui interpretazione, come al solito, finirà per guadagnarsi il plauso dei fan, l’astio dei detrattori e lascerà nel dubbio tutti gli altri ma che le è valsa comunque il premio L.A.R.A. (Libera associazione rappresentanti di artisti) all’ultimo Festival di Roma.

Marcello Lembo

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La redazione

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