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Enzo Avitabile e la sua musica universale

Enzo Avitabile e la sua musica universale

Non poteva non avvenire l’incontro, per nulla casuale tra le sonorità ‘world’ di Enzo Avitabile e la passione musicale di Jonathan Demme. Il musicista partenopeo ce lo ha raccontato senza rete, a modo suo, al Lido di Venezia dove il film che lo vede protagonista , Enzo Avitabile Music Life (in sala il 18 e 19 novembre) fu presentato un anno fa in apertura della kermesse.

Enzo cosa hai pensato quando ti hanno detto che un regista premio Oscar voleva realizzare un documentario su di te?
Sono stato immediatamente molto felice, lusingato, poi ho avuto delle conferme. Che esistono i sogni, le probabilità. Che come si dice a Napoli: “Si sa come si nasce ma non si sa come si muore…”. Ovvero che le cose nella vita accadono senza che spesso noi possiamo interferire. Sono stato molto felice di aver portato alla luce cose del mio ‘pensiero musica’, della mia ‘vita musica’, cose del mio privato che difficilmente sarebbero emerse. Ci sono cose a cui tengo molto, lavori sulla musica sinfonica, sull’operistica, un lavoro che definirei maniacale sulle scale, tutti i tipi di scale rare del mondo, riportate nel sistema temperato. In generale e’ il mio discorso musicale che parla di una quantità enorme di sonorità ed un ‘unica razza, l’uomo.

Come ha scoperto Jonathan Demme?
Sono da sempre un suo fan. Scoprire che lui lo era a sua volta di me mi ha riempito di orgoglio.  Sapete tutti com’è andata, la musica alla radio, lo scarabocchio di un nome su un foglio, poi al Napoli cinema fest l’incontro. Si tratta di un lavoro particolare, non direi che è ‘solo’ un documentario e nemmeno che si tratta ‘solo’ di un film. La cosa bella è che ci ho lavorato e nemmeno io ci ho capito niente…

Come ti consideri a questo punto del tuo percorso musicale e di uomo?
Dopo essere stato il primo bianco povero – anche se la parola non mi piace tanto – a suonare con James Brown, ho capito che dovevo ritornare a casa e ricominciare il percorso che avrebbe dovuto portare in giro per il mondo il mio messaggio musicale.
Ho fatto mia la lezione del passato ma questa è sempre contaminata con il nuovo, ad esempio un pezzo come ‘Tambur annire’ che nasce da ‘Exeredati mundi’, è una forma sinfonica, potrebbe essere un rap, ma non lo è; potrebbe essere un melologo, ecco è tutto questo eppure non lo è… Mi piace sperimentare.

La scelta del brano che chiude i ‘dialoghi’ musicali tra musicisti di tutto il mondo non può essere casuale…
‘Mano e mano’, che come dici giustamente chiude quell’ enorme jam session che dura un film o una vita, è un brano che parla di amicizia, amore universale, pace, grande celebrazione della razza universale, senza nessuno stereotipo.
“Mano nella mano in questo freddo che fa, il vento che viene, il vento che va. Mano nella mano sotto un cielo zulù, il vento per sempre, il vento mai più…”
Dove il vento è quello della guerra, della sciagura, della malattia, e il mio è un canto di augurio per tutti gli uomini della terra, senza razza e senza colore.

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La redazione

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