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Joaquin Phoenix e la sua ‘lei’ tra genio e sregolatezza

Joaquin Phoenix e la sua ‘lei’ tra genio e sregolatezza

Si stropiccia i capelli, strabuzza gli occhi, sussurra un saluto a denti stretti, l’incedere incerto di chi si trascina sotto i riflettori con poca voglia di concedersi. Joaquin Phoenix ‘fulmina’ questa ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma e alla stampa asi presenta così, schivo, sregolato e sfuggente come ormai ci ha abituato da tempo.
È lui il protagonista indiscusso di “Her”, film di Spike Jonze in concorso al festival, in cui Phoenix è uno scrittore che in un futuro non molto lontano finisce per innamorarsi della voce di un sistema operativo, Samantha. Una donna senza volto e senza corpo interpretata da Scarlett Johnasson, che in scena non appare mai e che questa volta affida il proprio fascino ad una voce, registrata in post produzione, suadente quanto basta per non far rimpiangere la morbidezza delle sue curve.

Un’assenza che certo il suo compagno di set non ha avvertito: “Io e Scarlett eravamo nella stessa stanza, lei si trovava in cabina di registrazione dietro a un vetro, ma riuscivo a vederla! Eccome!”, scherza Phoenix mentre fuma nervosamente nel tentativo di glissare le domande dei giornalisti e passando più volte la palla al regista Spike Jonze.
“E’ stata mia sorella, la mia agente, a farmi conoscere la sceneggiatura di Spike che poi mi ha passato il copione”, precisa poi in un raro slancio di comunicazione con il pubblico.

Un concentrato di genio e sregolatezza, dentro e fuori dal set: “Non ho una tecnica particolare per costruire un’interpretazione, si tratta di un’evoluzione costante e continua, mi sento sempre come il primo giorno di lavorazione. Non formulo mai una teoria o una tesi, soffro, sono confuso, faccio diverse prove durante le quali cerco di trovare il personaggio. Mi piacerebbe avere una ricetta, ma non è cosi, e molto dipende anche dal regista con cui lavoro”.
Qualche ora più tardi non andrà diversamente sul red carpet, dove Phoenix si concede ad una fugace apparizione in compagnia della Johansson.
L’unica cosa chiara è una nomination agli Oscar che arriverà eccome, per uno dei suoi personaggi meno borderline e più ordinario di sempre, uomo mite e sofferente, eppure carico di quella inconfondibile dose di ‘ordinaria follia’.

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Elisabetta Bartucca

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