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“Federico degli spiriti”, gli ultimi giorni del grande Fellini

“Federico degli spiriti”, gli ultimi giorni del grande Fellini

Sono passati vent’anni dalla morte di Federico Fellini, ma il suo ricordo è cosi forte e impresso nei cuori di tutti noi che non si può cancellare. Il regista riminese conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per i suoi indimenticabili capolavori come “La dolce vita”, “8 e ½”, “Amarcord”, “I Vitelloni” ha lasciato un grande vuoto nel cinema italiano ed internazionale.

Per celebrare il 20esimo anniversario della morte di Fellini, scomparso il 31 ottobre all’età di 73 anni sono state realizzate diverse pellicole, tra documentari e film-ricordo volti ad omaggiare il regista italiano più premiato, l’unico vincitore di ben 5 premi Oscar.

Dopo il grande successo ottenuto da “Che strano chiamarsi Federico” targato Ettore Scola, che ha raccontato l’amico ed artista Fellini in un docu-film-ricordo presentato Fuori Concorso alla 70^ Mostra del Cinema di Venezia, ora è la volta di “Federico degli Spiriti” di Antonello Sarno, presentato in Anteprima Mondiale nella sezione Fuori Concorso dell’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma.

“Federico degli spiriti” non è altro che il racconto dei giorni che vanno dal 31 ottobre 1993, data della morte di Fellini presso il Policlinico Umberto I dove era da tempo ricoverato, fino al momento dell’ultimo saluto presso la camera ardente nel Teatro 5 di Cinecittà, gremita  da oltre 100 mila persone e al funerale, celebrato il 3 novembre dal cardinale Achille Silvestrini, nella basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma.

Un susseguirsi di testimonianze e di omaggi da parte degli amici e colleghi di sempre che hanno accompagnato il regista nell’ultimo viaggio e che dopo vent’anni hanno raccontato le emozioni di quei giorni. A partire da Vincenzo Mollica, autore del documentario del 1987 “ Due chiacchiere con Federico Fellini”, il ricordo dei colleghi Pupi Avati, Ettore Scola, Giuseppe Tornatore, Dante Ferretti e Lina Wertmuller, passando per Carlo Verdone, Claudio Amendola e Sergio Rubini, attori e registi emergenti di quegli anni fino alle testimonianze di Paolo Villaggio e Sandra Milo, interpreti di alcuni dei suoi film. Nelle immagini di quel 3 novembre tanti volti del cinema e della politica italiana: da Vittorio Gassman, a Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Giuliano Gemma, l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, Roberto Benigni, Monica Vitti e Margherita Buy.

Antonello Sarno ricorda con molta enfasi quei giorni: “ La morte di Fellini è stato il primo grande evento che ho seguito come giornalista tv per i tg Mediaset. Era la prima volta che, già dal ricovero del regista, si avvertiva quella “pressione dei media” che oggi caratterizza ogni accadimento che riguardi un nome famoso. Un’ atmosfera suggestiva, quasi da fotoromanzo che ho cercato di restituire facendo raccontare quei momenti da chi era presente ma usando le immagini di vent’anni fa. La morte di Fellini è stato il primo evento mediatico per il cinema, solo al morte di Totò era stata così sentita, ma nel 1967 le cose erano diverse, non c’erano servizi televisivi. Quella di Fellini invece è stata una lunga agonia, caratterizzata da continue ricadute, si era ammalata anche Giulietta Masina, sua moglie. Fellini era entrato in coma dodici giorni prima di morire e non si aspettava altro che questa notizia,per la prima volta c’è stata una vera e propria invasione da parte dei giornalisti, tanto che Mastroianni si indignò perchè non riusciva a camminare fino al feretro, fu consegnato nelle mani della polizia che lo scortò. Tra gli artisti che ebbero la fortuna di lavorare con lui ho intervistato Sandra Milo, che è presente oggi e che voglio ringraziare”.

“Sono felice di essere qui- afferma la Milo- e di ricordare questo grande artista con rispetto ed ammirazione. Ho difficoltà a parlare della morte perchè per me è un grande viaggio, al quale parteciperò anche io, sono andata al funerale di Federico perchè hanno insistito i miei amici ma non mi piace andarci. E’ bruttissimo vedere un uomo di così tanta vitalità chiusi in una bara. Federico era capace di ribaltarti con lo sguardo, sapeva far emergere il lato migliore delle persone e tutti amavano lavorare con lui. E’ stata una persona davvero importante nella mia vita, a volta capita ancora di parlare con lui, come se fosse qui vicino a me”.

La collaborazione tra il giornalista e la casa di produzione Medusa è sottolineata dalle parole dell’ amministratore delegato Giampaolo Letta: “Un ringraziamento speciale ad Antonello Sarno, è il tredicesimo/ quattordicesimo documentario che  facciamo insieme e Antonello ha saputo dare un ottimo taglio da cronista, riuscendo a scavare in profondità e mettendo insieme numerosi pezzi di repertorio così da raccontare il primo evento mediatico riguardante un personaggio del cinema. Concludo con la notizia che per festeggiare i 50 anni di “8 e ½” la pellicola verrà proiettata in versione restaurata il 27 novembre all’interno del Festival del Film di Torino”.

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La redazione

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