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Manto Acuìfero: Solitudini

Manto Acuìfero: Solitudini

Il regista Michael Rowe vincitore del Premio Camera D’Or al Festival di Cannes per “Año bisiesto”, dirige un dramma famigliare nel secondo capitolo della trilogia della solitudine.

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Ambientato in un Messico profondamente legato alla dimensione spirituale e naturalistica dell’essere umano, “Manto acuifero” racconta la triste storia di Caro, una bambina di otto anni segnata profondamente dal divorzio dei genitori.
La bimba, trapiantata in casa di Felipe, il nuovo compagno della madre, vive ora lontano da Città del Messico, metropoli pericolosa e caotica contrariamente alla sua nuova abitazione immersa nella vegetazione verdeggiante e rigogliosa.
Caro sofferente per la separazione dei suoi e per la mancanza della figura del padre, non riesce ad inserirsi nel nuovo nucleo famigliare che sua madre e il suo compagno si sono costruiti e non accetta la nuova figura paterna che a tutti costi le vogliono imporre. La bimba incompresa dall’ottusità e dalla totale mancanza di sensibilità da parte degli adulti, si isola chiudendosi in un mondo tutto suo fatto di ricordi e fotografie della precedente famiglia, e scegliendo come rifugio il giardino della nuova casa, dove instaura un rapporto viscerale con la flora e la fauna del luogo.
La totale mancanza della colonna sonora da parte del regista vuole sottolineare la totale alienazione della bimba e rimarcare il tema della solitudine che già era stato affrontato in “Año bisiesto”, dove invece la protagonista è una donna che vive una sessualità prepotente e sbagliata.
Il film porta alla ribalta la tematica della separazione e del divorzio, analizzata dal punto di vista di una bambina e della superficialità in cui questi temi vengono trattati dall’opinione comune, che molto spesso da’ per scontato che i bambini accettino la realtà così come gli viene imposta dagli adulti e che siano predisposti spontaneamente a legarsi a chiunque.
Un altro aspetto rilevante è lo strettissimo legame tra uomo e natura che l’epoca moderna dello sviluppo tecnologico ha contaminato e ridotto al minimo, portando ad una netta frattura tra i due mondi.
In “Manto acuìfero” Michael Rowe cerca di ricucire questo strappo riconducendo l’essere umano all’interno di un naturalismo puro, dove lo spazio esterno all’uomo è solo un riflesso del suo mondo interiore.

Mariangela Di Serio

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