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Sole a catinelle: Crisi da ridere

Sole a catinelle: Crisi da ridere

Terzo lungometraggio per la coppia Checco Zalone-Gennaro Nunziante. Esauriti i temi dell’omosessualità e della discriminazione razziale, il duo comico fa man bassa di venti anni di berlusconismo.

3stelle

Sarà meno velenoso e sferzante del solito, ma forse sarà anche una delle più amare riflessioni cinematografiche che la commedia italiana negli ultimi tempi sia riuscita a proporre sulla crisi di un paese e sui prodotti di un ventennio nefasto.
Ci sono voluti due anni per tirare fuori la storia di “Sole a catinelle” e riproporre un sodalizio, Checco ZaloneGennaro Nunziante, che va avanti da anni, da molto prima che i due approdassero in sala con “Cado dalle nubi” prima e “Che bella giornata” poi.
Questa volta lo fanno con la responsabilità di misurarsi con gli incassi record dei precedenti episodi e con il peso di una distribuzione da 1200 copie, che suona come un’invasione.
Non funzionerà tutto alla perfezione in questo terzo lungometraggio della collaudata coppia: qualche banalità di troppo in alcune scene, un finale consolatorio, una scelta delle canzoni che penalizza la verve comica da supercattivo, ma la scorrettezza e il cinismo che hanno caratterizzato le scorribande di Zalone in questi anni svolgono il loro compito fino in fondo. E la risata non manca. Languono i cosiddetti temi sensibili come l’omosessualità o la discriminazione razziale, assi portanti delle altre due pellicole, e allora il cabarettista barese con il sogno di fare il “musico”, si diverte a sbatterci in faccia l’uomo qualunque, il frutto di “venti anni di berlusconismo”, quello che la crisi non la vede, anzi la ‘rateizza’, l’imprenditore da ’sciogno’ o il più comune rampante venditore assuefatto ad un’ideologia che ha messo radici tra i resti di un paese addormentato.
E da una promessa da sogno parte il viaggio del film: “Se sarai promosso con tutti dieci papà ti regala una vacanza da sogno”. Checco, venditore di aspirapolvere in piena crisi, squattrinato e ai ferri corti con la propria moglie, lo giura  al figlio Nicolò. Ma quando i dieci in pagella arrivano, cominciano i guai: la promessa va mantenuta e per non deludere il piccolo Nicolò, Checco si inventerà qualsiasi cosa, come invadere la casa di una vecchia zia in un borgo quasi disabitato del Molise. Salvo poi finire tra campi da golf, meeting new age, set d’autore e vacanze a Portofino dopo aver conosciuto una ricca ereditiera, Zoe, con un figlio della stessa età di Nicolò.
Lo spregiudicato ottimismo del protagonista si adagia tra i disagi di un’Italia dove le fabbriche chiudono, i radical chic si prodigano in cene di beneficienza e gli imprenditori continuano a tessere le loro brave public relation. Così Zalone si prende gioco di tutti con una buona dose di nichilismo: truffatori, aspiranti comunisti, intellettualoidi. E dallo sberleffo non rifugge neanche l’eutanasia!

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Elisabetta Bartucca

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