LOGO
,,

Checco Zalone, così vi racconto la crisi

Checco Zalone, così vi racconto la crisi

La sua grande passione è sempre stata la musica, gli piacerebbe tanto scrivere delle canzoni per qualcuno che possa cantarle perchè dice di non avere le giuste doti vocali, non nega di aver sempre cercato il successo, ma per ora Checco Zalone si accontenta degli incassi record dei suoi due precedenti film (“Cado dalle nubi” e “Che bella giornata”) e della stratosferica cifra di 1200 copie in cui verrà distribuito dal prossimo 31 ottobre “Sole a catinelle”, terzo lungometraggio girato ancora una volta in tandem con il regista Gennaro Nunziante, che lo accompagna ormai da anni.
Un padre e un figlio in viaggio lungo la penisola, per raccontare un’Italietta di radical chic, operai e imprenditori alle prese con la crisi incombente.
Una satira da alcuni accusata di aver perso la verve politicamente scorretta dei primi due episodi e che Zalone consegna ora al giudizio del pubblico, che ha già preso d’assalto i circuiti Uci e The Space Cinema con la bellezza di 30mila prenotazioni in pochi giorni.

 

La tua comicità piacerebbe molto negli Usa. Hai mai pensato ad una carriera internazionale?
No, per adesso non penso di essere pronto e poi non conosco l’inglese. Ma non ti nascondo che è il mio come il sogno di tutti portare fuori dall’ Italia un prodotto proprio.
Il produttore mi dice che non siamo capaci, qualche volta in giornate in cui ero particolarmente ottimista gliel’ho proposto, solo che… non ci sono soldi.

Come definiresti questo tuo nuovo personaggio?
È un papà come del resto lo sono diventato nella vita. Siamo stati due anni fermi a pensare insieme a Gennaro cosa proporre e il fatto di interpretare un padre ci ha spronato; è una suggestione che viene dalla vita privata. L’idea da cui siamo partiti era dare vita a un uomo che fosse il prodotto di venti anni di berlusconismo, senza però puntargli il dito contro; alla fine gli vuoi bene, è uno stupidino che crede davvero in quello che fa, a prescindere da qualsiasi intento ideologico. L’unica idea era quella di fare soldi!

Perché venti anni di ‘berlusconismo’?
Perchè ha forgiato le menti, ma il sogno, il berlusconismo inteso come ottimismo del mio personaggio non è affatto un atteggiamento negativo. Una persona che si trova in difficoltà e sorride ha una grande qualità, non c’era nessuna intenzione di condannare il mio personaggio ma volevamo renderlo comprensibile.

È diventato più buonista? L’impressione è che negli episodi precedenti fosse molto più scorretto e trash…
Ho un figlio e ho un piccola coscienza, ma spero che questo non venga scambiato per buonismo. A un certo punto cresci e il cinismo e il politicamente scorretto trovano un limite, ad esempio nel bambino. In una prima stesura il film si sarebbe dovuto concludere con la famiglia che ritrova la ritrova la felicità in una situazione bucolica, in Molise, dove si sarebbe dovuta riaprire anche la fabbrica. Poi invece proprio per evitare il buonismo e la retorica, abbiamo deciso di cambiare il finale.

Quali sono state le maggiori difficoltà?
Trovare una storia nuova e vestire gli abiti di un personaggio un po’ diverso. Nel primo film affrontavo il tema dell’omosessualità, nel secondo quello della discriminazione razziale; ma i temi si esauriscono quindi ora il problema è capire cosa cavolo raccontare nel prossimo film! Spero che ci sia qualche altro problema sociale.

Ti sei ispirato a qualcuno?
Ci sono delle punte di Cassano. Nell’intervista che faccio da Portofino ad esempio, in cui spiego la differenza tra lo champagne secco e quello con le bollicine c’era tanto del Cassano che quando parla in tv cerca di uscire dal barese stretto. E poi ho rubato anche a qualche mio amico folle, che con mille euro al mese si è comprato macchine pagando finanziamenti di dodici anni.

Come definiresti “Sole a catinelle”?
Un film ben strutturato, che arriverà alle donne. Ha punte di comicità forte, ma so che ci sono anche delle ingenuità; in alcuni punti so di aver esagerato come nel caso della canzone che avrei dovuto inserire prima, perchè arriva in un momento in cui il mood è già basso. Sono il primo critico di me stesso. ‘Sole a catinelle’ avrei dovuto cantarla io, ma mi sono reso conto che non funzionava e l’ho fatta cantare al bambino.

Sei l’unico comico che non si dirige da solo: qual è il rapporto fra te e Gennaro Nunziante che ormai ti dirige da tre film?
Siamo una coppia di fatto ormai! Lavoriamo insieme da otto anni.

Ci sono diversi film che cercano di farci ridere sulla crisi, voi come ci siete riusciti visto che viene tanto naturale?

Un film non è un’analisi sociologica, siamo partiti dal fatto che quest’uomo non l’avvertisse proprio e fosse quasi refrattario alla crisi. Ora bisogna aspettare di vedere come reagirà la gente. Spesso il proposito di un film resta a livello del sottotesto.

Ti aspettavi tanto consenso?
Non mi aspettavo il successo, ma lo desideravo da sempre. Volevo fare il musicista sin da quando avevo diciotto anni.

Qual è il segreto delle vostre storie?

Non ne abbiamo. Io e Gennaro ci incontriamo, ci telefoniamo spesso e parliamo a lungo, la scrittura in senso tecnico è solo la fase finale. Spesso si parte da una gag che però è indicativa di una storia.

About the author
Elisabetta Bartucca

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top