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Ender’s Game: La guerra non è un gioco da ragazzi

Ender’s Game: La guerra non è un gioco da ragazzi

Esce nelle sale il 30 ottobre il film di Gavin Hood, con Asa Butterfield e Harrison Ford, tratto da uno dei grandi classici della fantascienza: il romanzo omonimo di Orson Scott Card.

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La guerra non è un gioco da ragazzi, eppure sono proprio i giovanissimi a tenerne in mano le redini in “Ender’s Game”, nuovo kolossal sci-fi hollywoodiano che prende le mosse dal romanzo omonimo di Orson Scott Card, uno dei grandi classici della fantascienza degli anni ’80. Il mondo in cui si muove l’eroe ragazzino Andrew ‘Ender’ Wiggin, (interpretato da un convincente Asa Butterfield, in un nuovo ruolo di protagonista dopo “Hugo Cabret”), è quello di un futuro su cui grava la minaccia della misteriosa popolazione aliena degli “scorpioni”, che già 50 anni prima aveva tentato di colpire la Terra.
La premessa serve a sviluppare una trama fantascientifica dove l’aspetto militare è quello prevalente, seguendo così il filone del romanzo ‘Fanteria dello spazio’ di Robert Heinlein (e della sua discutibile traduzione cinematografica “Starship Troopers”). In questo particolare caso si seguono le vicende del piccolo Ender e dei suoi colleghi, nuova generazione di ufficiali pronta a scongiurare una seconda invasione col classico falso storico della guerra che pone fine alle altre guerre. E per farlo passeranno attraverso le fasi di un addestramento militare alla “Full Metal Jacket” dello spazio. Niente turpiloquio ed eccessi di violenza, però. Qui il regista e sceneggiatore Gavin Hood (un passato di tutto rispetto nel natio Sudafrica, poi l’esordio a Hollywood con il poco riuscito “Wolverine”), vista anche l’età dei personaggi, decide di non lasciare il solco di un tradizionale racconto di formazione quando invece il capolavoro di Kubrick preferiva raccontare un percorso inverso, di de-formazione.

Senza scomodare i mostri sacri il racconto fila comunque senza troppi picchi e con qualche passaggio un po’ frettoloso, figlio probabilmente dell’adattamento – con relativa compressione – da libro a film. Il meglio invece arriva dalle scene a gravità zero (che però dopo le evoluzioni di “Gravity” sembrano avere meno impatto del dovuto), e da un finale dove alle certezze della prima ora e mezza vengono sostituiti i dubbi e le domande. Passaggio non scontato specie quando si viene a sapere che “Ender’s Game” fa fieramente parte dell’elenco delle letture ufficiali del corpo dei Marine degli Stati Uniti.
Considerazioni sulla sceneggiatura a parte il film si avvale di un buon cast, anche se forse non sfruttato a dovere. L’unico personaggio oltre a Ender che sembra emergere dall’anonimato è quello del colonnello dai tatuaggi maori interpretato da Ben Kingsley. Un po’ legnoso invece Harrison Ford, in un ruolo a metà tra comandante e padre adottivo del protagonista. Decisamente sprecate infine le protagoniste femminili: Hailee Stanfeld de “Il Grinta”, Abigail Breslin di “Little Miss Sunshine” e Viola Davis di “The Help”, ridotte – ed è un peccato – a ruoli quasi accessori.

Marcello Lembo

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