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La vita di Adèle: Così è la vita

La vita di Adèle: Così è la vita

Arriva in sala dal 24 ottobre il film che ha trionfato allo scorso Festival di Cannes. Il regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche  regala un ritratto della vita senza filtri.

4stelle

La passione, il pianto, l’amore, il dolore, le separazioni, gli strappi di una vita. Per raccontare tutto questo Abdellatif Kechiche, il regista franco-tunisino di “Cous Cous” e dell’ultimo “La venere nera”, ci ha messo tutto quello che un cineasta può regalare alla settima arte: realismo, sensibilità, emozione, devozione. Quindici ore di girato ridotte sullo schermo a centottanta minuti, un tempo che alla fine de “La vita di Adèle” potrebbe tranquillamente dilatarsi per un numero di ore indefinito.
Tre ore durante le quali la protagonista, Adele (Adèle Exarchopoulos), vive la sua adolescenza, trova l’amore in una donna, Emma (Léa Seydoux), scopre la sessualità, diventa adulta, si perde, si ritrova per poi smarrirsi di nuovo.
Un soffio, il calore di un’istantanea, una sequenza di attimi, l’essenza dell’hic et nunc, la vita declinata in tutte le sue sfaccettature: “La vita di Adele” è tutto questo e molto altro ancora.

Difficile pensare che il cinema possa restituire più di quanto Kechiche abbia fatto con questo film spiando Adele senza mai mollarla; e alla fine saranno i suoi vezzi ripetuti (come il toccarsi i capelli), i suoi singhiozzi , il suo corpo contorto nel piacere o sfatto dal dolore a rimanere negli occhi di chi guarda. E prenderne le distanze risulterà quasi impossibile.
Il film che si ispira liberamente al fumetto di Julie Maroh ‘Il blu è un colore caldo’, prosegue un cammino iniziato con la Palma d’Oro allo scorso festival di Cannes, proseguito tra polemiche e critiche esaltanti, ma che per ragioni di calendario non potrà concludersi – come ci si sarebbe aspettati – con delle più che meritate candidature ai prossimi Oscar.

Vicino, vicinissimo alla vita reale Kechiche non risparmia nulla al pubblico: dalle lunghissime scene di sesso, agli insistenti primi piani sulle bocche dei protagonisti che masticano voracemente, assaporano o si contraggono.
Sensuale, fisico, potente, un cinema dei sensi che abbatte il confine tra realtà e finzione, portando agli estremi il concetto stesso di rappresentazione. Perché “il cinema ci fornisce gli strumenti adatti ad esplorare in modo molto più profondo che nella vita la verità che abbiamo dentro di noi; lo schermo ci protegge e ci consente di metterci a nudo”. Come fa, concedendosi senza limiti, l’eroica Adèle Exarchopoulos: sincera, disincantata, sofferente ma soprattutto profondamente umana.

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Elisabetta Bartucca

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